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Capaccio Paestum

Capaccio - Salerno

Dintorni

 Paestum

Fondata nel sec. VII a. C. da coloni di Sibari con il nome di Poseidonia, raggiunse subito una notevole prosperità, che mantenne anche dopo la conquista da parte  dei Lucani (nel sec. V) e dei Romani (nel 273 a. C.), quando cambiò il proprio nome in quello attuale. Fu abbandonata verso il sec. VIII, in seguito all’impaludamento della piana del Sele, ridotta a una plaga desolata, preda della malaria e delle incursioni saracene. Anche se dell’antica città non si perse del tutto la memoria, la «riscoperta» avvenne per opera dei viaggiatori del Settecento che, in ossequio alla dominante estetica neoclassica, cominciarono a diffondere per l’Europa stampe e disegni dei grandi templi pestani, miracolosamente rimasti in piedi. A partire dagli anni Sessanta di questo secolo gli scavi hanno riportato in luce alcune tombe dipinte di particolare importanza per la storia della pittura dell’antichità. La piú nota e anche la piú antica di esse, la Tomba del Tuffatore – cosiddetta dalla raffigurazione che ne decora il soffitto – si data al 480 – 470 a. C. ed è uno dei rarissimi esempi conservati di pittura greca, sia pure eseguita, probabilmente, da un artista locale. Le scene raffigurate sulle pareti – il banchetto funebre, il giovane coppiere, l’atleta che incede a passo di danza, accompagnato da un vecchio e da una fanciulla che suona il flauto – riflettono momenti e consuetudini tipiche dell’aristocrazia greca del tempo: il simposio, l’attività sportiva, la danza, la musica. Al tema della morte allude piú direttamente la raffigurazione che compare sul soffitto della tomba, il salto del giovane defunto nel mare dell’eternità dall’alto delle Colonne d’Ercole, il confine estremo del mondo conosciuto. Eseguiti a rapidi tocchi con tinte piatte, prive di sfumature, i dipinti riflettono alcune delle innovazioni che in quegli anni, a cavallo delle guerre persiane, venivano introdotte nella pittura greca – ad esempio le prime notazioni paesistiche e topografiche – come dimostra la coeva ceramica attica (Grecia). Molto diverse appaiono le pitture delle piú tarde tombe del sec. IV, espressione della cultura artistica lucana, caratterizzate da uno stile piú naturalistico ma anche piú corrivo, analogo a quello della pittura vascolare dei pittori pestani Assteas e Python.

Le rovine, ben conservate, sono racchiuse entro una cinta muraria.

 BASILICA (VI sec. a.C.). È il piu antico dei templi di Paestum. Caduto il frontone della facciata, sono rimaste le cinquanta colonne doriche: nove su ciascuno dei lati corti e sedici su quelli lunghi. Sopra i capitelli achei, che hanno una decorazione a foglie nel punto di unione con la colonna, correva l’architravatura sormontata da due fasce di arenaria e da un fregio di ordine dorico con metope e triglifi di cui sono visibili resti parziali. Le teste leonine che fungevano da gocciolatoi delle grondaie e una statua che pare decorasse il frontone sono conservate nel museo. La cella era separata in due navate da sette colonne (ne rimangono tre) ed era preceduta da un pronao, retto frontalmente da tre colonne e dai due pilastri che concludevano i lati lunghi. Si noti, uscendo dal tempio, l’altare di grandi proporzioni su cui si effettuavano sacrifici in onore della dea Era, cui la basilica era dedicata. L’edificio è orientato tipicamente a est, come i templi greci.

FORO (III sec. a.C.). Sorge probabilmente sul luogo di un’agorà (piazza centrale) greca. E porticato su tre lati: a sinistra, sul lato non porticato, si trovano locali da bottega; un edificio quadrato absidato, eretto su una costruzione greca di cui si vedono le fondamenta; la probabile curia a pianta rettangolare sotto il cui muro meridionale sono le fondazioni di un tempio del IV a.C.; numerosi altri locali di incerta destinazione, e, infine, le terme. Sul lato minore porticato, tre piccoli palchetti a podio, probabilmente larari (luoghi del culto degli dèi familiari). Sul lungo lato destro, un sacello quadrato con abside; numerose botteghe; il Tempio Italico, dedicato alla triade capitolina, Giove, Giunone e Minerva, innalzato nella seconda metà del III a.C., terminato verso l’ 80 a.C., con profonde modifiche rispetto al primitivo progetto. Infatti ha una sola cella, invece delle tre progettate, quattro colonne frontali e una scalinata addossata all’alto basamento sul lato breve meridionale. Dopo il Tempio Italico è il cosiddetto Teatro Greco, che in realtà doveva essere un luogo per riunioni o un edificio sacro; è a pianta circolare, formato da gradinate concentriche con ingressi ai quattro punti cardinali. Infine, un’altra fila di botteghe.

paestum foro

MURA. Erette dai Greci; furono rafforzate e rifatte sia dai Lucani, sia dai Romani. Costruite in blocchi squadrati a parallelepipedo, sono larghe fino a 7 m e hanno un perimetro di 4.750 m, a forma di pentagono irregolare, aperto da quattro porte, e munite di torri di difesa cilindriche o a parallelepipedo. Un fossato correva tutto intorno. Sono rimaste le rovine di due dei ponti che scavalcavano il fossato in corrispondenza delle porte. La Porta Aurea è tra due torri, l’una quadrata e l’altra cilindrica, di cui non restano che le fondazioni. Sono visibili anche i resti del ponte che, scavalcato il fossato, immetteva sulla strada per Salerno. La Porta della Giustizia o Porta Scea è tra due torri e, vicino a queste, si trova un’altra torre cilindrica, piu antica. La Porta Marina, nel V a.C., era fiancheggiata da due torri circolari, poi sostituite da quelle quadrate che restrinsero la luce della porta, fortificandola maggiorinente. La Porta Sirena è sormontata da un arco omato di un bassorilievo, molto rovinato, con una sirena che ha dato il nome alla porta stessa.

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MUSEO. Raccoglie tutti gli oggetti rinvenuti durante gli scavi locali. Si notino: metope del VI a.C. appartenenti al Tempio Maggiore del Santuario di Era alla foce del Sele; la metopa del guerriero (490 a.C. ca.) appartenente a una costruzione del Santuario di Era; il fregio (550 a.C.) del piu antico tempio del Santuario di Era, quasi completo (33 metope), con storie mitologiche; Zeus seduto, scultura fittile del VI a.C.; Busto di donna del VI a.C.; vasi del VI a.C., con figure di animali sui manici, provenienti dal sacello sotterraneo di Era; anfora attica con scene mitologiche a figure rosse eseguita nel VI a.C. dal pittore di Nikoxenos, ritrovata nel Tempio di Nettuno; Era in ginocchio, statuetta ex voto databile nel 350 a.C. ca., proveniente dal Santuario di Era; brocche sferiche della necropoli preistorica del Gaudo.

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paestum metope provenienti dal santuario della dea Hera

paestum museo archeologico 1

NECROPOLI GRECA (III sec. a.C.). Scoperta di recente, ha una tomba a camera ricca di dipinti su pietra rappresentanti figure di dimensioni pressoché naturali disegnate a linee precise, con colori delicati.

TEMPIO DI CERERE (VI sec. a.C.). E dedicato ad Atena, ma conserva la sua attribuzione primitiva, cioè quella che le diedero gli archeologi prima del ritrovamento di numerose statuette appunto di Atena. E il piu piccolo dei templi locali, in stile dorico, con tredici colonne sui lati lunghi. All’interno, la cella, rialzata, è rettangolare. Davanti al tempio, i resti dell’altare dei sacrifici.

paestum tempio-di-cerere

TEMPIO DI NETTUNO (metà del V sec. a.C.). E il meglio conservato e il maggiore dei templi locali posti entro la cinta muraria. Ha di fronte due altari per i sacrifici.

 Il tempio risale al V a. C. e fu cosi chiamato perchè ritenuto il più antico costruito in onore della divinità da cui la città prendeva il suo antico nome di Poseidonia, divenuta poi “Paestum” nel 400 a. C. (Poseidon è il nome greco di Nettuno). Era invece dedicato, come risulta dal materiale rinvenuto, a Era Argiva, dea della maternità e della fecondità. È il più grande (misura m 24 x m 60) e il meglio conservato tra gli edifici del luogo ed è considerato, sia in Italia, sia all’ estero, Grecia compresa, l’ esempio più classico e più perfetto di tempio dorico.

VIA SACRA. Formata da lastricato romano e fiancheggiata da marciapiedi rialzati, era la via usata per le processioni durante le festività. Inizia quasi di fronte alla basilica, fiancheggia una serie di abitazioni signorili, nate su edifici piu antichi, e, in corrispondenza del foro, dopo il crocicchio segnalato da due colonne da cui parte il decumano, prosegue e si restringe fiancheggiando parecchie tabernae;  il ginnasio, edificio porticato con al centro una cisterna greca, e, infine, dopo due svolte sulle quali si affacciano numerose abitazioni di epoca romana, arriva all’altezza del Tempio di Cerere.

Paestum-la-via-sacra

Bene Vagienna

Bene Vagienna - Cuneo

 

CHIESA PARROCCHIALE di Santa Maria Assunta

Bene Vagienna -

CHIESA DI S. FRANCESCO

Bene Vagienna - Chiesa di San Francesco .

CHIESA DI S. BERNARDINO I due preziosi tempietti intarsiati in avorio, madreperla e tartaruga sono opere dell’ebanista di casa Savoia Pietro Piffetti, tra i maggiori del esponenti del Settecento europeo

Jean Claret

Jean Claret

 

MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO

Dintorni

AREA ARCHOLOGICA

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Aidone

Aidone - Enna

Nel suo territorio insistono importanti aree archeologiche

CHIESA MADRE

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CHIESA DI S. FRANCESCO  MUSEO ARCHEOLOGICO

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Museo Dea di Morgantina

Museo
Dea di Morgantina

S. ANTONIO ABATE

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Dintorni

Area archeologica di Morgantina

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Ortonovo – Luni


Ortonovo La Spezia

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DINTORNI

Luni, Rovine

Colonia di cittadini romani (177 a.C.) sulla sinistra della foce del fiume Magra. Fondata dai Liguri Apuani soprattutto come posto di difesa, divenne poi il porto dove i marmi locali venivano imbarcati per Roma. Decadde verso il X. Si distinguono i tracciati delle mura, delle terme e del Capitolium (tempio dedicato alla triade capitolina); restano pure alcune tracce di un foro, di un tempio dedicato a Diana e degli horrea (depositi di cereali). Fuori della Porta Orientale, sorge il monumento meglio conservato, l’anfiteatro, che poteva contenere seimila persone, di cui rimangono la cavea, le gradinate e gli androni di accesso.

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MUSEO. Raccoglie materiale recuperato negli ultimi scavi. In precedenza, i reperti dell’ antica Luni trovarono posto nel Museo Archeologico di Firenze, in quello di La Spezia e in musei minori.

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Nicola 

PARROCCHIALE. Conserva, all’interno, una Croce dipinta del XIII di scuola romanica pisano-lucchese.

Nocera Inferiore

Nocera Inferiore - Salerno

 

CATTEDRALE S. PRISCO

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francesco solimena

francesco solimena

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Aert Mytens

 

 

CHIESA DI S. BARTOLOMEO

nocera inferiore chiesa di s. bartolomeo

Marco da Siena

 

CHIESA DI S. FRANCESCO

Andrea Sabatini

Andrea Sabatini

CHIESA DI S. MATTEO

nocera inferiore chiesa di s. matteo

 

 

MUSEO ARCHEOLOGICO