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Reggio Emilia

Reggio Emilia

La forma esagonale irregolare dell’attuale circonvallazione corrisponde a quella delle mura cinquecentesche demolite nel Secolo scorso. Nel centro della città è ancora riconoscibile il reticolato viario romano circondato dalle irregolari viuzze medievali. La città conserva bei palazzi e chiese del XV e XVI.

DUOMO (IX sec.). Rifatto nel XIII, fu rimaneggiato nei secoli. La facciata, del XVI, opera di P. Spani, autore anche delle quattro statue di Santi nelle nicchie e di quelle di Adamo ed Eva giacenti sul timpano del portale centrale, è incompiuta nella parte superiore, dove si noti la fila di archetti interrotta dal finestrone centrale e tracce di affreschi del XIII. Sopra il coronamento, nel mezzo, sorge una torre ottagonale che ha, al centro, una nicchia con Madonna col Bambino e offerenti, bel gruppo di rame di E. Spani (1522). All’ interno della chiesa, nella terza cappella destra, Mausoleo di V. Malaguzzi, opera di E. Spani; nella cappella a destra del presbiterio, Sepolcro del vescovo Ugo Rangone, opera di P. Spani; ciborio di marmo rosso con statua bronzea del Redentore, opera di P. Spani terminata dopo la sua morte da allievi nel 1586; nella quarta cappella sinistra, Assunzione e Santi del Guercino e, presso il portale, la Tomba dell’ orologiaio Sforzani, opera di P. Spani. Nel Tesoro del Duomo, preziose pianete del XVI e XVII; busti d’ argento di Santi di E. Spani; una pace d’ argento del XVI eseguita su disegno di L. Orsi.

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GALLERIA CIVICA ANNA E LUIGI PARMEGGIANI. Collezione privata eterogenea che ha visto confluire a Reggio Emilia nel 1925, ad opera di Luigi Parmeggiani, tre collezioni ottocentesche: dipinti, mobili e tessuti dalla raccolta del pittore-collezionista-antiquario Ignacio Leon y Escosura, armi e oreficerie della bottega parigina Marcy, dipinti del pittore spoletino Cesare Detti. Ha sede nel Palazzo Parmeggiani, opera moderna in stile gotico-francese quattrocentesco, con portale spagnolo con influenze moresche, del XV, qui trasportato da Valencia. Nella galleria si notino: statue di arte francese del XV; Madonna col Bambino, statua di legno policromo, spagnola, del XIII; Mosè salvato dalle acque di Giambattista Tiepolo; Ritratto di gentiluomo di Palma il Vecchio; un trittico di I. Van Eyck; Cristo benedicente di El Greco; Coro di Monache di P. Berruguete; San Girolamo di G. Ribera; Ritratto dell’ Infante Baldassarre Carlo della scuola del Velazquez; armi lavorate databili dal XV al XVII; costumi francesi, spagnoli, italiani del XVI-XIX; smalti e avori; mobili italiani e francesi del XVII e XVIII; velluti, gioielli. Si noti anche la sezione di arte industriale antica, dedicata alla storia della tessitura della seta, della ceramica e di altre lavorazioni artigianali.

GALLERIA FONTANESI La Galleria Antonio Fontanesi comprende dipinti dal XIV secolo a oggi, disegni, stampe. Si tratta per lo più di materiali di interesse locale, in quanto riferiti ad artisti della città o che nella città hanno operato. La collezione ha origini novecentesche e si fonda anche su importanti depositi della Cassa di Risparmio e dell’ Ospedale cittadino. È collocata nella sede principale dei Musei Civici.

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MONUMENTO DEI CONCORDII (I sec. d.C.). Tomba romana del tempo dell’imperatore Claudio trovata nel territorio dell’antica Brixellum, presso Boretto, e ricostruita nei giardini pubblici. La fronte è fra due cippi sormontati da vasi; al centro ha una stele con scritta dedicatoria. Nella parte superiore, medaglioni con teste femminili e maschili, probabilmente ritratti dei Concordii, ricca famiglia di liberti, cui la tomba è dedicata.

MUSEI CIVICI. Hanno sede nell’ex Convento dei Minori Conventuali, e sono divisi in diverse sezioni. Vi sono raccolti, in varie sale, reperti romani, medievali, pavimenti a mosaico, suppellettili dalla necropoli di Goleto, tombe romane. Nel Gabinetto di numismatica, monete greche e romane, delle diverse zecche italiane e in particolare quelle coniate a Reggio. Nel Museo Spallanzani di Storia Naturale, collezioni di zoologia, mineralogia e botanica. Nel Museo del Risorgimento, documenti e cimeli del periodo che va dalla fine del XVIII ai nostri, giorni. Nella gliptoteca, marmi romani, medievali e rinascimentali. Nel Museo Chierici di Paletnologia, oggetti di scavo dal paleolitico all’età del bronzo, del ferro, etrusca, romana e medievale.

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MUSEO DIOCESANO. Ospitato all’ interno del palazzo vescovile

PALAZZO COMUNALE (XIV sec.). Edificio rimaneggiato, con facciata del XVIII. La Torre Comunale è del XV. All’ interno, la Sala del Tricolore dove, nel 1797, proclamata la repubblica Cispadana, venne scelta, a simbolo, la bandiera bianca rossa e verde, che divenne la bandiera nazionale.

PALAZZO DEL BANCO DI S. GEMINIANO E S. PROSPERO. La facciata, ornata di stemmi, ritratti e affreschi, è del XV.

PALAZZO DELLA CASSA DI RISPARMIO (XVI sec.). Costruzione attribuita a B. Spani, rifatta internamente all’inizio del nostro secolo. Ospita una buona raccolta di quadri.

S. AGOSTINO

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S. GEROLAMO (XVII sec.). Originale edificio su disegno di G. Vigarani. L’ interno è formato da tre chiese: quella inferiore, sotterranea, fatta a somiglianza del Santo Sepolcro, quella mediana, la Rotonda, e infine la superiore, cui si accede per tre scale parallele di cui la mediana è simile alla Scala Santa.

S. GIOVANNI EVANGELISTA (XVI sec.). Eretta su edificio preesistente, conserva all’interno interessanti opere di pittura, scultura e, nella volta, una bella prospettiva di T. Sandrini che raffigura L’ Apocalisse.

S. PROSPERO (X sec.). Costruzione rifatta nel XVI, con facciata del XVIII. Davanti alla chiesa, sei leoni di marmo rosso veronese, resti di protiri romanici. All’ interno, interessanti dipinti e affreschi di A. Tiarini e B. Campi, sculture di P. e B. Spani e ricco Tesoro. Il campanile, ottagonale, rimasto incompiuto, è del 1550.

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SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA GHIARA (inizio del XVII sec.) Fu eretta fra il 1596 e il 1610 allo scopo di ricoverare un’ immagine miracolosa de La Vergine adorante il Bambino, ispirata a un disegno di Lelio Orsi e collocata in origine (1573) sul muro esterno dell’Orto dei Padri Serviti. La costruzione, finanziata col contributo di tutta la cittadinanza si valse del progetto dell’ architetto ferrarese A. Balbo, mentre la direzione dei lavori fu affidata al reggiano Francesco Pacchioni, cui spetta anche il progetto definitivo della cupola alta e stretta innestata all’ incrocio dei bracci. Sull’ elegante facciata, il portale centrale è sormontato da un bassorilievo, Madonna della Ghiara, di Salvatore da Verona. L’ apparente semplicità dell’esterno, appena segnato dalle finestre serliane, da piatte paraste e da un largo marcapiano, cela uno schema planimetrico complesso che si presenta quadrangolare nella zona inferiore per l’ inserimento di quattro cappelle negli angoli formati dall’ incrocio delle navate, e nell’ alzato a croce greca. Il vasto e ben calibrato interno appare ricchissimo per la presenza di stucchi bianchi e dorati, modellati su schemi tardocinquecenteschi, e per gli affreschi volti a glorificare la Vergine che coprono l’ intera zona superiore e le volte delle quattro cappelle minori. L’ambiziosa impresa convocò a Reggio Emilia alcuni fra i piú importanti pittori emiliani del Seicento la cui attività provocò fondamentali innovazioni nella cultura locale, non solo nel campo delle arti. Piú che le pale d’altare, alcune delle quali prestigiose ( Cristo in Croce consolato dall’Angelo del Guercino (1624); S. Giorgio condotto al martirio e S. Caterina svenuta di L. Carracci; Annunciazione del Tiarini ), è il colorato e smagliante ciclo d’affreschi a costituire un prezioso unicum per l’area emiliana, in cui colloquiano con coerenza voci altrove assai diverse, come quelle dei bolognesi Spada (1614-1615, cui spetta anche l’ affrescatura della cupola in collaborazione col bresciano T. Sandrini), Tiarini (1619 e 1625-29), P. Desani (1642); del ferrarese C. Bonone (1622); del modenese C. Gavassetti (1629-30) e, infine, del reggiano, ma imbevuto di cultura veneta, L. Ferrari (1645-1648). Nel Tesoro, argenti e paramenti sacri, ostensori, reliquiari, calici, candelabri

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Reggio Emilia la Pala del Guercino Santuario della Ghiara

Guercino

 

 

 

 

Imola

Imola Bologna

BIBLIOTECA. Raccoglie incunaboli, codici di pergamena, una Divina Commedia del XV. Sono annessi alla biblioteca l’ Archivio Storico Comunale e l’ Archivio Notarile, il più antico della Romagna.

CATTEDRALE (XIII sec.). Ricostruita nel XVIII, la facciata è del XIX. All’interno, neoclassico a navate con presbiterio soprelevato, un Crocifisso ligneo del XV; fonte battesimale di scuola toscana del XVI; vari reliquiari, uno dei quali del 1387. Nel Tesoro, antifonari miniati e altri preziosi oggetti. Il campanile è del Quattrocento.

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CHIESA DELL’OSSERVANZA (XV sec.). E preceduta da un porticato sotto il quale sono alcune tombe. All’interno, fronte della tribuna di Giulio II del XVI; antico Crocifisso ligneo; Madonna pacificatrice, affresco di Antonio da Imola (1473). Accanto alla chiesa, un chiostro del XV con una cappella che ha un bel dipinto di Antonio da Imola, Madonna con Bambino tra Angeli.imola chiesa dell'osservanza antonio da imola

MUSEO DIOCESANO DI ARTE SACRA. Ha sede nel Palazzo Vescovile e raccoglie alcune cose notevoli: un sarcofago bizantino; sculture romaniche; Madonna col Bambino e Santi del Palmezzano; Madonna col Bambino e committente, attribuita a Lorenzo Veneziano; una bella carrozza di gala del cardinal Chiaramonti, poi papa Pio VII che fu vescovo della città.

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MUSEO DI SCIENZE. Insieme con una sezione preistorica di materiale scavato in stazioni emiliane che comprende oggetti etruschi, villanoviani, romani, bronzi e mosaici pavimentali, vi sono collezioni di ceramiche imolesi e faentine, di monete, di minerali e fossili, di coleotteri e un erbario.

PALAZZO CALDERINI (1480). Eretto su disegno di Giorgio Fiorentino, ha la facciata a bugnato decrescente dal basso all’alto sull’esempio dei palazzi toscani.

PALAZZO COMUNALE (XIII sec.). Rifatto nel XVIII, conserva scarse tracce dell’edificio primitivo. Belle sale del XVIII con affreschi, arredi, ritratti.

PALAZZO SERSANTI (1482). Eretto da Giorgio Fiorentino, con porticato e finestre ornate di belle decorazioni in cotto.

PINACOTECA. Raccoglie alcune buone opere fra cui un’ Ascensione del Garofalo, una Madonna col Bambino e Santi di Innocenzo da Imola e Studi di teste di L. Carracci.

Lavinia Fontana

Lavinia Fontana

ROCCA (XIII sec.). Costruzione ingrandita nel XIV e XV, è a pianta quadrilatera con quattro torrioni angolari. Restaurata, dopo essere stata a lungo usata come prigione, ospita ora una raccolta di armi antiche, dal XV al XVII, comprendente spingarde, falconi, fucili a miccia, eccetera.

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S. AGOSTINO (fine del XIII sec.). Costruzione rifatta nel XVIII, ha, all’interno, numerose statue di stucco, opera di A. Piò del XVIII.

S. DOMENICO (XIV sec.). Chiesa rifatta nel XVIII, conserva, della costruzione originale, il bel portale gotico in cotto, opera di Giacomo da Cereto (1340). All’interno, polittico di Giovanni da Riolo, Madonna col Bambino e Santi (1333); Martirio di S. Orsola di L. Carracci (1600). In un atrio accanto al presbiterio, bella lastra tombale di Colaccio Beccadelli, raffigurato a cavallo, opera di Bittino da Bologna, del XIV. Nell’antico monastero, presso la chiesa, due chiostri del XVI.

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SANTA MARIA DEI SERVI

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Bedonia

Bedonia Parma

SEMINARIO. Ospita una piccola ma interessante pinacoteca con alcune opere qualitativamente elevate di cultura emiliana fra le quali Ludovico Carracci , Cosimo Venturini, il Mastelletta, Bartolomeo Passarotti, F. Ghittoni

Bedonia Gaspare Venturini annunciazione

Gaspare Venturini  Annunciazione

Mantova

Mantova

Mantova, fu un insediamento preistorico dell’Età del bronzo con villaggi di terramare (abitazioni su palafitte, circondate da acqua). La città fu probabilmente fondata dagli Etruschi attorno ai secoli VI-V a.C., forse con il nome di Manto, occupata dai Galli nel V secolo a.C. e quindi dai Romani, che la denominarono Mantua. Nel IX secolo la città, dominata dai Canossa, si sviluppò in un potente centro urbano, conquistato nel 1091 da Enrico IV, che ne accrebbe i privilegi comunali. Nel corso del XIV secolo, sotto la signoria dei Gonzaga, Mantova fu fortificata e durante il Rinascimento fu uno dei maggiori centri economici e culturali d’Italia, in cui operarono artisti come Leon Battista Alberti, Andrea Mantegna e Giulio Romano. La città decadde, però, nel XVII secolo, fu conquistata da Napoleone nel 1797, passò all’Austria nel 1815 e dal 1848 fu una delle piazzeforti del “quadrilatero” (sistema di fortificazioni austriaco tra l’Adige e il Mincio, che comprendeva anche Verona, Peschiera e Legnago). Mantova fu infine annessa al regno d’Italia nel 1866. La città odierna sorge nella bassa Pianura Padana all’interno di un’ansa del fiume Mincio, circondata da tre laghi (Superiore, di Mezzo e Inferiore), formati dall’allagamento del Mincio. Mantova è caratterizzata da vie fiancheggiate da bassi portici. 

ARENGARIO (1300 ca.). Con trifore e loggia superiore.

CASA DI ANDREA MANTEGNA (1476). Se ne attribuisce il progetto al Mantegna stesso. Ha forma di cubo, con splendido cortile interno ellittico.

CASA DI GIULIO ROMANO (1544). Eseguita su progetto dell’artista stesso, che ne affrescò una sala, fu ampliata nel XIX.

CASTELLO DI S. GIORGIO (1390-95). Inserito nel complesso del Palazzo Ducale, è opera di Bartolino da Novara, trasformato in dimora patrizia da Ludovico II. Ha un bel cortile porticato, opera di L. Fancelli su progetto del Mantegna.

DUOMO (1545). Ricostruito su progetto di Giulio Romano su un edificio precedente, di cui rimangono il campanile romanico e un fianco tardo gotico. La facciata è opera barocca del 1756 di N. Baschiera. All’interno, un sarcofago del V con bassorilievi; una Crocifissione del XIV; nel coro, SS. Trinità con la Madonna e il Battista, affreschi di D. Fetti; la Cappella della Incoronata (1480), attribuita a L. Fancelli, e una Pietà di G. Bazzani del XVIII.

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MUSEO DIOCESANO. Bazzani Sogno di S. Romualdo, oreficeria

mantova museo diocesano bazzani sogno di s.romualdo

OSPEDALE GRANDE (1450). Costruzione attribuita a L. Fancelli, notevole esempio di arte padana del primo Rinascimento. Attualmente è adibito a Caserma dei Carabinieri.

PALAZZO D’ ARCO (1784). All’interno, un ‘interessante quadreria, il Museo di Storia Naturale e un salone superstite di un edificio preesistente del XV, affrescato probabilmente dal Falconetto.

PALAZZO DELLA FINANZA. La facciata di P. Pozzo, del 1787, ha due portali rinascimentali incorporati. All’interno, due chiostri della fine del XV.

PALAZZO DELLA RAGIONE (1250). Costruzione restaurata di recente con portico e piano nobile formato da un unico locale.

PALAZZO DEL PODESTÀ (1227). Costruzione rimaneggiata nel XV da L. Fancelli. Sulla facciata, la statua Virgilio in cattedra del XIV.

PALAZZO DI GIUSTIZIA (1620). Attribuito attualmente ad A. M. Viani con facciata arricchita da enormi cariatidi e, all’interno, bellissime sale decorate.

PALAZZO DUCALE * (dal XIII al XVIII sec.). Copre una vastissima area, con cortili, giardini e piazza, ed è un insieme di edifici di varie epoche. Il Palazzo del Capitano e la Domus Magna, della fine del XIII, furono costruiti su commissione dei Bonacolsi, antichi signori della città. Fanno parte del complesso anche il Castello di S. Giorgio e la basilica palatina di S. Barbara. Moltissimi ambienti sono visitabili, tra i quali: la Sala di Troia (1537-39), affrescata da Giulio Romano e collaboratori con scene della leggenda di Troia; la Sala dei Principi, con grandi frammenti di affreschi del ciclo dei Cavalieri e sinopie del Pisanello; gli Appartamenti dei Nani, pittoreschi e strani nelle loro dimensioni adeguate ai destinatari, buffoni di corte, e ai loro familiari; la Sala dei Fiumi; la Cavallerizza, cortile destinato ai tornei a cavallo, opera di Giulio Romano. Vi sono conservati importanti cicli di affreschi di Mantegna (Camera degli Sposi), di Pisanello (ritrovati nel 1969) e di Giulio Romano e dei suoi collaboratori. La Pinacoteca allestita in alcune sale del Palazzo ospita numerose opere provenienti da chiese soppresse e da collezioni private. Citiamo in particolare la grande tela del Rubens, I duchi Guglielmo e Vincenzo Gonzaga con le rispettive mogli Eleonora d’ Austria ed Eleonora de’ Medici in adorazione della Trinità, l’Espulsione dei Bonacolsi di Morone, e numerose e importanti opere di Domenico Fetti, tra cui la Moltiplicazione dei pani e la Presentazione della Vergine al tempio. L’Appartamento degli arazzi prende nome dai nove arazzi con Storie degli Atti degli apostoli tratti dai cartoni di Raffaello e intessuti a Bruxelles. Nel Castello di S. Giorgio, la Camera degli Sposi, con pareti e soffitto interamente affrescati dal Mantegna, considerata il capolavoro dell’artista.
Il complesso degli edifici che formano il Palazzo Ducale di Mantova è da considerarsi uno dei complessi monumentali più vasti d’ Europa (34.000 mq. circa) fu costruito e modificato man mano in uno spazio lunghissimo di tempo: praticamente dal 1290 al 1707 e oltre. Dopo infinite devastazioni e non sempre felici restauri si presenta oggi come una piccola città a se, o come una immensa reggia che riflette, quasi intatto, lo splendore della corte dei Gonzaga dal Rinascimento agli anni del tramonto. Le opere d’arte che vi sono ancora custodite gareggiano in interesse con i ricordi storici .  Nella prima metà del Quattrocento la reggia conobbe uno dei momenti più importanti con l’arrivo a Mantova del Pisanello che eseguì un vasto ciclo cavalleresco (affreschi e sinopie). Nella seconda metà dello stesso secolo Andrea Mantegna affrescò la celebre “Camera degli Sposi” nel castello di S. Giorgio facente parte del complesso di Palazzo Ducale. Per altri significativi interventi architettonici e pittorici all’interno della reggia nei secoli XVI e XVII si succedettero oltre agli artisti già citati Gian Battista Bertani (Basilica palatina di S.Barbara), Antonio Maria Viani (appartamento Ducale o di Vincenzo)

la camera degli sposi

Dipinta da Andrea Mantegna tra il 1472 e il 1474, celebra la vita del committente, Ludovico III Gonzaga, e di sua moglie, Barbara di Brandeburgo, che fecero di Mantova una delle corti più splendide e ricercate d’ Europa. Ideata come sala da ricevimento, servi poi da deposito delle opere d’ arte dei Gonzaga e, in seguito, da archivio notarile. Nel 1915 fu sgombrata e aperta al pubblico. Gli splendidi affreschi della sala rappresentano “La Famiglia del marchese Ludovico” e “L’incontro del marchese Ludovico col figlio Francesco cardinale”. Il marchese, era gran protettore del Mantegna, tanto da difenderlo dall’ attacco di un rivale con la celebre frase: “Havemo più caro Andrea ne la ponta del pede che mille poltroni come è lui ”.

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PALAZZO GUERRIERI (inizio del XV sec.). Costruzione trasformata nel XVI, dominata dalla cosiddetta Torre della Gabbia che servi, durante la signoria dei Gonzaga, a rinchiudere i delinquenti.

PALAZZO SORDI (1680). Opera del fiammingo F. Geffels, in forme barocche. Fastoso cortile intemo con stucchi e sculture di G. B. Barberini.

PALAZZO TE** (1525-35). La costruzione del Palazzo Te fu decisa prima del 1527 da Federico II Gonzaga, su un luogo denominato Te, posto presso le mura meridionali di Mantova il suo nome deriva dal fatto che, vi si arrivava percorrendo un viale di tigli. E il capolavoro architettonico di Giulio Romano che oltre a esserne l’architetto ne fu anche il principale decoratore. L’artista cercò di tradurre il classicismo di Alberti e dell’architettura romana in termini possenti, mentre la decorazione interna, concepita come un tutto unico, tiene presente innanzitutto il grande modello raffaellesco. si notino l’apertura verso lo spazio estemo e la grande esedra. Molti artisti contribuirono a decorarlo con stucchi e affreschi. La zona nord, intorno alla Sala di Psiche (1527- 31), celebra il piacere; la zona sud, intorno alla Sala dei Giganti (1530-35), è dedicata ai temi della potenza e del trionfo. Il tutto è trattato con virtuosismo e foga, valendosi dei più audaci illusionismi. La prima grande sala è tutta decorata con affreschi raffiguranti cavalli; la Sala dei Giganti, con colossali figure; la Sala di Psiche, con storie del mito di Psiche, opera di Giulio Romano e di suoi aiutanti e, infine, la Sala degli Stucchi, con un fregio a opera del Primaticcio e di G. B. Scultori. . L’influsso del Palazzo Te fu immenso, sia in Italia (Palladio) che all’estero, e in particolare giunse a Fontainebleau tramite il Primaticcio, assistente di Giulio Romano

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PIAZZA DELLE ERBE. Caratteristica per l’insieme di edifici che vi si affacciano.

PIAZZA SORDELLO. Fa parte del sistema di piazze collegate: delle Erbe, del Broletto, del Castello, ognuna con diverse funzioni, che si sviluppa da sud-ovest a nord-est. Centro politico della città di un tempo, ha pianta rettangolare allungata su cui prospettano palazzi e monumenti. Le costruzioni medievali merlate del XIII sono le Case degli Acerbi, segue il palazzo Bonacolsi della stessa epoca, il Palazzo Castiglioni del XIV e il barocco Palazzo Vescovile.

ROTONDA DI S. LORENZO *(XI sec.). Costruzione restaurata, è una chiesetta circolare sotto l’attuale livello stradale, che ha, all’interno, affreschi dell’XI e XIII e un matroneo su un giro di colonne.

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S. ANDREA* (1472-92; 1597-1600; 1697-99). Progettata da L. B. Alberti, sebbene sia stata costruita in piu riprese ha mantenuto il disegno voluto dal Maestro. Fa eccezione la cupola barocca, su disegno dello Juvarra (1732-82) .
All’interno, l’armonia architettonica è un poco turbata dall’eccesso delle decorazioni. Conserva dipinti del Correggio, della scuola di Giulio Romano, di L. Costa il Vecchio, del Mantegna Battesimo di Gesù e affreschi di D. Fetti. Si notino, inoltre, il Mausoleo del vescovo Andreasi, opera di P. Clementi (1579), il Mausoleo Strozzi (1529) e la tomba di Andrea Mantegna con un busto di bronzo. Sulla facciata della chiesa, L. B. Alberti, ha combinato in modo del tutto personale il motivo dell’arco trionfale, cui si ispira il portale, con il frontone, di gusto romano. Diversamente dalla chiesa, la cui costruzione si protrasse per circa due secoli, lo snello campanile, classico modello di stile gotico lombardo, fu costruito in soli quindici mesi, tra il 1413 e il 1414.

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Andrea Mantegna

Andrea Mantegna

S. BARBARA (1562-65). Fa parte del Palazzo Ducale era la chiesa di corte o “basilica palatina”. E opera di G. B. Bertani e ha interno barocco. Il Tesoro custodisce un fermaglio da piviale attribuito al Cellini.

 S. BARNABA. Costruzione rimaneggiata nel XVIII dal Battaglia, con facciata di Antonio Bibiena. All’interno, una Via Crucis di G. Bazzani. L ‘opera principale dello stesso artista, Visione di S. Romualdo, è nella quadreria sistemata nell’abitazione del parroco.

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S. FRANCESCO (1304). Chiesa gotica, costruita su un oratorio romanico, restaurata dopo l’ultima guerra, tranne l’abside. All’interno, affreschi della fine del XIV, opera di Stefano da Zevio e Tommaso da Modena.

S. LEONARDO. Ospita opere di F. Francia e di L. Costa il Vecchio.

S. MARIA DELLA CARITÀ. Conserva, all’interno, pitture di G. Bazzani.

S. MARIA DI GRADARO (XIII sec.). Ha facciata romanico-gotica e, all’interno, gotico, affreschi bizantineggianti del XIII e nel contiguo monastero due chiostri del XV.

S. MAURIZIO (1608). Chiesa costruita dall’architetto A. M. Viani, con facciata del XVIII. All’interno, opere di L. Carracci Martirio di S.Agnese, J. Denys, G. Bazzani.

Ludovico Carracci

Ludovico Carracci

S. SEBASTIANO* (XV-XVI sec.). Costruita su progetto di L. B. Alberti, è la prima fra le chiese rinascimentali ad avere una pianta a croce greca, col frontone applicato a uno dei bracci. Interno. Un restauro del 1915 ha aggiunto due scale alla facciata.

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TEATRO SCIENTIFICO. Ha sede nel Palazzo dell’ Accademia Virgiliana che vanta una facciata del Piermarini del 1773.

TEATRO SOCIALE (1822). Opera dell’architetto L. Canonica, tipico esempio di teatro neoclassico con ricco interno.

TORRE DELL’OROLOGIO (1473). Poderosa costruzione di L. Fancelli.

UNIVERSITÀ DEI MERCANTI (XV sec.). Sulla facciata, affreschi attribuibili al Pordenone.

VOLTONE DI S. PIETRO. Passaggio obbligato per accedere alla città medievale in piazza Sordello. Nel Medioevo era una delle porte della cinta muraria.

. Dintorni

FAVORITA (1615-24). Dimora gentilizia costruita da N. Sebregondi per il duca Ferdinando Gonzaga, piu volte devastata, di cui non restano che muri anneriti dall’incendio che l’ha distrutta.

S. MARIA DEGLI ANGELI (1429). Costruzione gotico-lombarda, conserva, all’interno, una tavola, Madonna con Angeli, di un pittore di tendenze mantegnesche.

SANTUARIO DI S. MARIA DELLE GRAZIE (1399-1406). Opera attribuita a Bartolino da Novara. Sulla facciata ha un bel portico rinascimentale. All’interno, ricchissimo rivestimento ligneo con statue votive spesso molto curiose e il Mausoleo di Baldassarre Castiglione, del 1530 ca., eretto su disegno di Giulio Romano, a forma di piramide, di marmo rosso di Verona. Fra le opere pittoriche un S. Sebastiano di F.Bonsignori