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Napoli

Napoli

Antichissima colonia greca, conservò lingua e costumi del Paese d’origine, anche dopo la conquista romana nel IV a.C., sino alla fine dell’Impero romano. La nobiltà romana l’aveva scelta come luogo di villeggiatura e vi lasciò numerosissime ville. Passata sotto varie dominazioni, conserva magnifici monumenti specialmente del periodo gotico e di quello barocco. Importantissime le sue raccolte ar- tistiche, ricche anche dei tesori ricuperati nelle vicine Pompei ed Ercolano.

CAPPELLA SANSEVERO, PIETATELLA (fine del XVI sec.). Creata come cappella sepolcrale della famiglia Sangro, fu rimaneggiata e de- corata nel XVII e XVIII. All’interno, sontuoso, tipico del Barocco napoletano del XVIII, la Pudicizia di A. Corradini; le due statue della Pietà e della Resurrezione di F. Celebrano; Disinganno di F. Queirolo che rappresenta un uomo mentre si libera da una rete aiutato da un genietto alato e la Tomba di Cecco di Sangro, con la figura del defunto che esce dal sepolcro con la spada in pugno, opera di F. Celebrano.

antonio corradini – la pudicizia

Protagoniste del sontuoso interno della Cappella Sansevero sono le numerose, stupende statue. In questa riprodotta, databile verso la metà del XVIII, la tecnica del tutto eccezionale raggiunge un virtuosismo decorativo che non cessa di sbalordire nel tempo. Tutta la figura e il volto della donna appaiono veIati tranne le mani e i piedi. La lievità del velo è ricavata dal marmo con sorprendente efficacia 

CASTEL CAPUANO (XII sec.). Costruito sull’area di un’antica fortezza, fu nei secoli mo- dificato in reggia e poi in palazzo di giustizia.

CASTEL DELL ‘OVO (XII sec. ) . Sorge imponente su un isolotto unito a terra dal molo di S. Lucia ed è il piu antico della città. Il nome gli deriva, forse, dalla pianta ovoidale; fu ampliato e modificato piu volte nei secoli.

CASTEL NUOVO, MASCHIO ANGIOINO (fine del XIII sec.). Fatto erigere da Carlo I d’Angiò, nel XV, sotto Alfonso d’ Aragona, G. Sagrera ricostrui le torri, rinforzò le mura e costrui l Sala Grande o dei Baroni. Nello stesso periodo venne edificato p Arco di Trionfo. Parte dei bastioni fu demolita verso la fine del secolo scorso. Nell’atrio d’ingresso, la porta bronzea è opera di Guglielmo Monaco. All’interno del castello, la Cappella Palatina, del XIV, con elegante portale rinascimentale: i rilievi nell’architrave e nella lunetta sono di Andrea dell’ Aquila. Sopra il portale, in una nicchia, Madonna di F. Laurana. All’intemo, demolite le sovrastrutture del XVIII, rimangono tracce di affreschi di scuola giottesca. A sinistra della Cappella, una scala porta alla Sala dei Baroni, del Sagrera (1457), ambiente suggestivo, di gusto catalano, ripristinatodopo l’incendio che, nel 1919, danneggiò le decorazioni del Laurana.  Tra le ruvide e poderose tom del Castello, detto Nuovo fin dall’origine per distinguerlo da quelli piu antichi dell’Ovo e Capuano, si trova arco che fu eretto, verso la metà del XV, in onore di Alfonso d’ Aragona, detto il Magnanimo, divenuto re di Napoli. Nettamente classico, è tutto orniIto di statue e rilievi, di cui alcuni di altissimo valore, che riproducono l’ingresso trionfale del re a Napoli. L’unica figura femminile si dice, sia quella di Lucrezia d’ Alagno, favorita del re. E difficile individuare con esattezza i vari autori, ma si sa che vi lavorarono, oltre al Sagrera, F. Laurana, Pietro di MaTtino, Isaia di Pisa, D. Gagini e Paolo Romano.  Nell’atrio d’ingresso del castello, si trova una superba porta di bronzo , che ne chiudeva l’accesso. I rilùvi dei sei scomparti celebrano le vittoriose imprese militari di Ferdinando I d’ Aragona, detto Ferrante, contro i baroni angioini e Giovanni d’ Angiò nella seconda metà del XV. Durante la battaglia del 1495 contro Carlo VIII di Francia le porte furono staccate e usate come schermo. Sono visibili i danni provocati da ben quattro cannonate: nel riquadro in basso a sinistra si noti la palla di cannone rimasta incastrata nello squarcio del bronzo.

guglielmo monaco – porta di bronzo

CASTEL S. ELMO (inizio del XIV sec.). Costruito in cima alla collina del Vomero da Francesco di Vito e Tino di Camaino, per Roberto d’Angiò, fu rifatto nel XVI. E un edificio a pianta stellare, circondato da un profondo fossato adibito, oggi, a carcere militare.

CATACOMBE DI S. GENNARO (11 sec.). In origine dovevano essere una tomba gentilizia. Divennero poi cimitero e centro religioso cristiano importantissimo per le pitture paleocristiane. All’interno della Basilica Cimiteriale di S. Gennaro, altare paleocristiano; dietro questo, l’antica cattedra episcopale e, in due arcosoli, pitture del IX. In una sala adiacente, vasca battesimale dell’VIlI e tracce di pitture del II; sul fondo, un’edicola con dipinti raffiguranti un busto del Cristo e figure di Sante. Nella cosiddetta Cripta di S. Gennaro e dei suoi compagni, affreschi di tipo bizantino raffiguranti il Santo e i suoi compagni di martirio.

In altri vani, Mosè che fa scaturire l’ acqua dalla roccia e un bellissimo ed espressivo Buon Pastore. Nella Catacomba Superiore, sul soffitto, un affresco con Vittoria alata al centro e, sui tre lati, Adamo ed Eva, Davide e Golia e tre figure di giovani donne. In ~tri vani, due arcosoli con un S. Paolo e la piu antica figurazione di S. Gennaro che risale al V.

CERTOSA DI S. MARTINO (1325). Iniziata per volere di Carlo d’ Angiò, vi lavorarono Tino di Camaino e Francesco di Vito; fu poi ri- maneggiata tra la fine del XVI e l’inizio del XVII. Ospita il Museo Nazionale di S. Martino. Nel complesso degli edifici si notino; il Chiostro dei Procuratori, il Chiostro Grande di G. A. Dosio, continuato poi da C. Fanzago cui si devono anche il cimitero dei certosini e il Chiostrino detto del Fanzago. La chiesa fu iniziata dal Dosio e continuata dal Fanzago. All’intemo, sontuoso per le coloratissime e ricchissime decorazioni a intarsio di pietre dure, sul portale d’ingresso, Deposizione, capolavoro di M. Stanzione (1638) ; un altare di legno di F. Solimena; la Cappella di S. Bruno, di M. Stanzione; nella lunetta dell’abside, Crocifissione di G. Lanfranco; nell’abside, Natività di G. Reni e Lavanda dei piedi di G. B. Caracciolo. La navata centrale ha uno splendido pavimento su disegno di B. Presti e le volte affrescate da G. Lanfranco. Altri numerosi affreschi e quadri fanno della chiesa una vera galleria dell’arte napoletana del XVII. In sacrestia, splendidi armadi intagliati e intarsiati del XVII ; sull’ingresso, S. Pietro che rinnega Gesu di un caravaggesco del XVII ; nella volta, affreschi di L. Cambiaso e G. Cesari. La Cappella del Tesoro ha una drammatica Deposizione di G. Ribera e una delle piu significative opere di L. Giordano, Trionfo di Giuditta. Il Coro dei Conversi ha stalli intarsiati di Giovan Francescod’Arezzo (1510-24).

La balaustrata di manna scolpita e mirabilmente intarsiata con agate, lapislazzuli, alabastro, breccia di Francia è WI particolare significativo della decorazione ricchissima all’ interno della chiesa, uno dei gioielli della Napoli barocca, iniziata nel 1580  su  disegno di C. A. Dosiv e terminata nel primo ventennio del XVII da diversi artisti. fra i quali il Fanzago e F. d~ Felice. Marmi, pietre dure, stucchi e dorature, che incomiciàno i numerosi affreschi, creano infinite complesse gamme di colori, che sono accentuate da disegni e forme ed esaltate dai giochi dei chiaroscuri

CHIESA DEI GEROLOMINI (1592-1619). La facciata è stata rifatta nel 1780 su disegno di F . Fuga. AII’intemo, sontuoso, ricco di affreschi, marmi, pietre dure, stucchi, sulla controfacciata, uno dei migliori affreschi di L. Giordano, Gesu che caccia i profanatoTi dal T empio ; nella navata centrale, soffitto di legno intagliato e dorato dell’inizio del XVII; altare maggiore intarsiato di marmo di D. Lazzari; nella Cappella di S. Filippo, affreschi di F. Solimena ; nella sesta cappella sinistra, Madonna e Santi di P. De Matteis; in sacrestia, S. Giovanni Battista del Reni. Nella Casa dei Padri dell’Oratorio ci sono due chiostri del XVII ; sul secondo si affaccia la Biblioteca.

biblioteca dei gerolomini

L’immensa sala settecentesca, opera di A. Gugliel- me/li, è in se stessa un tesoro di architettura aTTi- vato sino a noi in perfetto stato di conservazione, in- sieme con gli affreschi, gli arredi e gli intagli. È sede, insieme con altre sale, di una ricchissima raccolta di oltre sessantamila volumi, manoscritti, incunaboli e legature pregiate

CHIESA DEL GESU Nuovo (fine del XVI sec.). Eretta per i Gesuiti dal padre G. Valeriani sull’area di Palazzo Sanseverino, di cui fu usata la facciata a bugne del 1470, fu restaurata e rimaneggiata nel XVII e XVIII. AIl’intemo, a croce greca, sontuoso e tra i piu noti di Napoli per il grande effetto decorativo e scenografico, dipinti di P. De Matteis, L. Giordano, G. Lanfranco, F. Solimena, Spagnoletto, M. Stanzione; sculture di P. Bernini, C. Fanzago, M. Naccherino. In una cap- pella a sinistra del presbiterio, cinque file di reliquiari di legno dorato e intagliato con busti di Santi, di Domenico di Nardo del XVII.

CHIESA DELL’ANNUNZIATA (XIV sec.). Rifatta da L. Vanvitelli nel 1760. Nel vestibolo, rilievi di marmo del XVI: Deposizione e Sepoltura di Cristo ; nel transetto e nell’abside, due opere di F. De Mura: S. Barbara e Annunciazione. Nella Cappella del Tesoro, del XVII, reliquie di Santi martiri raccolte in busti di rame con testa di legno dorato. In sacrestia, armadi intagliati della fine del XVI e volta affrescata da B. Corenzio.

CHIOSTRO DEL PLATANO. Fa parte dell’antico monastero dei SS. Severino e Sossio. Sotto i suoi porticati c’è un interessantissimo ciclo di affreschi di Antonio Solario e aiuti dell’inizio del XVI con le Storie di S. Benedetto.

CONSERVATORIO DI MUSICA. È uno dei piu rinomati per tradizione e maestri, possiede un Museo Storico con cimeli di artisti, oltre a ritratti di musicisti, spesso di pittori illustri.

DUOMO, S. GENNARO (XIV sec.). Chiesa gotica rifatta nel XVI, rimaneggiata nel XVIII e XIX. La facciata attuale è un falso Gotico della fine del secolo scorso, ma conserva i tre portali originali di A. Baboccio dell’inizio del XV: su quello centrale, Madonna con Bambino di Tino di Camaino. All’intemo, a tre navate, divise da sedici pilastri che incorporano centodieci antiche colonne, nella navata mediana, un bellissimo soffitto ligneo dorato del XVII ; in alto, sulle pareti della navata centrale e dei transetti, affreschi di L. Giordano ; sopra il portale d’ingresso, i monumenti di Carlo I d’ Angiò, Carlo Martello e sua moglie, opere del 1599 di D. Fontana; in una cappella a destra, Crocifisso ligneo del XIII, di arte spagnola; nella Cappella Minutolo, bel pavimento a mosaico del XIII, affreschi del XIV, di scuola del Cavallini, polittico di paolo di Giovanni Fei della fine del XIV e sarcofaghi dei Minutolo del XIV e XV; sulle pareti dell’abside, affreschi di S. Pozzi e C. Giaquinto; nella navata sinistra, Assunta del Perugino e il Sepolcro del cardinal Gesualdo di M. Naccherino. La Cappella Carafa, o Suc- corpo, sotto il presbiterio, è una raffinata opera diT. Malvito del XVI che scolpi, probabilmente, anche la statua del fondatore della cappella, cardinal Oliviero Carafa, inginocchiato in preghiera. La Cappella di S. Gennaro, cui si accede dalla navata destra, fu eretta all’inizio del XVII. Il cancello di bronzo e il pavimento a tarsie mannoree sono di C. Fanzago; l’affresco sulla cupola, col Paradiso, è di G. Lanfranco; alcuni affreschi del Domenichino narrano le storie del Santo; le statue bronzee di Santi sono del Fanzago e altri; l’altare maggiore, su disegno di F. Solimena, ha un paliotto d’argento a sbalzo di G. D. Vinaccia; il busto d’argento di S. Gennaro è opera francese del XIV.La Cappella di S. Gennaro, fu fatta erigere dai Napoletani nel 1608-37, per tener fede a un voto durante la terribile pestilenza del 1526-29. E quasi una chiesa a si stante, tra i piu begli esempi del Seicento napoletano. Sull’ altare maggiore, oltre a numerose opere d’arte, è conservato il busto d’ argento col viso dOTato che racchiude il teschio del Santo e le ampolle col suo sangue coagulato, raccolto da un cieco da lui guarito. Due volte l’ anno, in maggio e in settembre, si ripete il miracolo della liquefazione avvenuto, la prima volta, nelle mani del vescovo S. Severo quando, all’epoca dell’imperatore Costantino, il COTPo del Santo, morto martire a Pozzuoli nel 305, fu trasportato a Napoli. Davanti alla balaustrata dell’ altare si trovano due splendidi candelabri d’argento eseguiti da E. Jodice su disegno di E. Granucci .  Attraverso un portale si accede alla Cappella di S. Restituta, antica basilica napoletana del IV. Incorporata nel Duomo e privata della facciata nel XIV, fu rimaneggiata nel XVII e conserva, sotto i rivestimenti barocchi, l’originale struttura gotica. A1l’intemo, soffitto affrescato da L. Giordano. Dalla navata sinistra del Duomo si entra nel ,Battistero, dedicato a S. Giovanni in Fonte. E una costmzione paleocristiana del V a pianta quadrata con pennacchi agli angoli, sui quali poggia il tamburo che regge la cupola. Cupola e tamburo erano rivestiti di preziosi mosaici, purtroppo in parte perduti, eseguiti verso la fine del V, da due scuole diverse, l’una di influenze bizantine, l’altra di tradizioni ellenistiche locali. All’interno, un Crocifisso ligneo del XIII; nell’absidiola, mosaico di Lello da Roma (1322); due preziosi pannelli di marmo istoriati, probabilmente parti di un ambone, del XII o XIII, importantissima opera di scultori campani.

GALLERIA DI ARTE MODERNA. Ha sede nel- l’edificio dell’ Accademia di Belle Arti. Ha una notevole collezione di opere di artisti del secolo scorso, specie napoletani: Gemito, Giacinto Gigante, Mancini, Torna.

GUGLIA DELL’IMMACOLATA (1748). Le guglie sono caratteristici monumenti barocchi delle vie napoletane. Questa, davanti alla Chiesa del Gesti Nuovo, è opera di G. Di Fiore su disegno di G. Genuino.

GUGLIA DI S. DOMENICO (1658). A forma di obelisco, con figure di Santi, sormontata dalla statua bronzea di S. Domenico, fu iniziata su disegno di F. A. Picchiatti e compiuta solo nel 1737 da D. A. Vaccaro.

GUGLIA DI S. GENNARO (1631). Eretta da C. Fanzago, sormontata da una statua di bronzo del Santo, è opera di T. Montani.

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE. Il Museo ha sede nell’ex Palazzo degli Studi, eretto tra la fine del XVI e l’inizio del XVII da D. e G. C. Fontana quale sede universitaria e destinato da Carlo di Borbone, divenuto re di Napoli, a ospitare il museo. L ‘edificio fu in seguito modificato e ampliato, tra il 1780 e il 1820, dagli architetti Fuga e Schiantarelli. Il suo primo nucleo fu costituito dalle raccolte famesiane ereditate da Carlo di Borbone dalla madre Elisabetta Famese. Fra queste, solo quella delle gemme è rimasta come era in origine, le altre si arricchirono nel tempo. Passarono al museo le collezioni del duca di NoIa, di Carolina Murat e quella Borgia composta da antichità egizie. Inoltre, le scoperte delle zone di scavo in Campania e nelle regioni della Magna Grecia – come Ercolano, Pompei, CUffia, Capua, Paestum, Pozzuoli – fomirono ricchissimo materiale. Il museo è tra i piu importanti del mondo per quanto conceme l’arte antica, specialmente per le opere delle civiltà mediterranee.

. Fra le molte e importantissime sezioni si notino: la collezione di bronzi (sono sessanta soltanto quelli provenienti dalla Villa dei Papiri di Ercolano), i bronzetti decorativi, gli oggetti bronzei di uso comune nelle case pompeiane, i pezzi d’argento e di oreficeria, le terrecotte, i vetri, le gemme. Tra le statue: Armodio e Aristogitone, copia romana del bronzo greco (477 a.C.) ; Afrodite dei giardini di scuola fidiaca del V a.C. ; Venere di Capua, copia di epoca adrianea; Venere di Sinuessa; Venere Callipigia, copia di originale ellenistico; Orfeo ed Euridice, bassorilievo da un originale di scuola fidiaca ; Psiche di Capua di età adrianea; Doriforo, copia di un originale bronzeo di Policleto; Dioscuri di Locri di artisti della Magna Grecia del V a.C. ; T oro ed Ercole Farnese, statue colossali provenienti dalle terme di Caracalla ; Apollo citaredo da un originale del V a.C. ; Mercurio in riposo, straordinario lavoro di Lisippo; Artemide Efesina, di alabastro; tutta una serie di espressivi ritratti. Tra le opere di pittura : Danza funebre da una tomba di Ruvo del V a.C. ; le pitture dalla villa di Boscoreale; la Medea da Ercolano; il Ritratto di Paquio Proculo e la moglie da Pompei. Tra i mosaici: Battaglia di Isso, opera ellenistica dalla Casa del Fauno a Pompei; i Musici ambulanti, dalla cosiddetta Villa di Cicerone a Pompei. Tra i vasi: la Idria Vivenzio da NoIa; il Vaso dei Persiani da Canosa, del IV a.C.; il Vaso di vetro blu da Pompei; la Tazza Farnese che è uno dei piu grandi cammei esistenti.

MONASTERO DI S. CHIARA (XIV sec.). Grande convento francescano modificato nel XVIII, è uno dei piti interessanti monumenti della città. La chiesa, eretta all’inizio del XIV, è stata ripristinata nelle originali forme gotiche dopo il grave incendio subito nell’ultima guerra che aveva interamente distrutto le sovrastrutture barocche. All’interno, ai lati dell’ingresso, due monumenti sepolcrali, opera di A. Baboccio. Sulla destra del presbiterio, Tomba di Maria di Valois, opera di Tino di Camaino e aiuti del 1333-38. Dietro l’altare maggiore, il grandioso Sepolcro di Roberto I d’ Angiò, restaurato per quanto è stato possibile dopo i danni dei bombardamenti, è opera di G. e P. Bertini dell’inizio del XIV: è composto dal sarcofago omato con le figure del re e dei suoi familiari ; sopra, dalla camera sepolcrale, dove si trova la statua del re disteso, vestito da francescano e dalla parte piu alta, sormontata dal monumento del re in trono. Il Sepolcro di Maria Durazzo, a sinistra, è opera di ignoto. A destra della chiesa, il Chiostro Grande, con portico a ogive, dà accesso all’antico refettorio che ha un pregevole affresco del XIV di Lello da Roma. Il Coro delle Clarisse, ben conservato, ha affreschi del XVI e stalli del XVIII. Dietro la chiesa, il Chiostro delle Clarisse è tra i piu noti gioielli di Napoli.

Il chiostro nel convento dei frati minori, un tempo delle Clarisse, è vastissimo (m 82 x m 78) e conserva gli archi ogivali della costruzione originale trecentesca. Nel 1742 fu interamente modificato a opera di D. A. Vaccaro che ne trasfonnò la parte centrale in un giardino rustico, soprelevato su un muretto e decorato di piastrelle colorate raffiguranti paesaggi. Il giardino è diviso da due viali che si incrociano al centro e lungo i quali sono disposti pilastri ottagonali, decorati con festoni di fiori e frotta, alternati a sedili rivestiti di mattonelle con disegni geometrici, scene campestri, mitologiche e carnevalesche. I vivaci colon e gli elaborati disegni delle mattonelle, opera di C. e D. Massa, inseriti nel verde del giardino, riescono a creaTe un impareggiabile scenario fiabesco, incantato

MUSEO CIVICO FlLANGIERI. Ha sede nel Palazzo Cuomo, eretto nel XV su disegno di Giuliano da Maiano. Raccoglie reperti romani, armi di diversi Paesi, ceramiche e maioliche italiane e straniere, monete e dipinti di F. Barocci, L. Giordano, E. Luini, M. Preti, G. Ribera, Giambattista Tiepolo e altri.

MUSEO NAZIONALE DELLA CERAMICA DUCA DI MARTINA. Ha sede nella Villa Floridiana, costruzione neoclassica del secolo scorso, circondata da un bellissimo parco. Ospita la ricchissima collezione di ceramiche italiane ed estere e miniature, orologi, medaglioni, tabacchiere, vetri, smalti. Si noti anche il ricco arredamento.

MUSEO NAZIONALE DI S. MARTINO. Ha sede nella Certosa di S. Martino. Riordinato dopo l’ultima guerra, riunisce una sezione storica dedicata al Reame di Napoli con stampe, quadri storici, monete, modelli di navi, ritratti, presepi e una sezione artistica, con quadri e sculture soprattutto di artisti napoletani del XVIII e del secolo scorso.

MUSEO PRINCIPE DIEGO ARAGONA PIGNATELLI CORTES. Ha sede nella neoclassica Villa Pignatelli, che conserva il sontuoso arredamento del secolo scorso e raccoglie dipinti, sculture, ceramiche, servizi da tavola, argenterie.

PALAZZO FILOMARINO (XIV sec.). Costruzione rimaneggiata nel XVIII, Con portale barocco di S. Felice. Benedetto Croce visse e mori in questo palazzo dove ha sede l’IStituto Italiano di Studi Storici da lui fondato e cui lasciò la sua ricchissima biblioteca.

PALAZZO GRAVINA (metà del XVI sec.). Edificio classicheggiante costruito da Gabriele d’ Angelo per il Duca di Gravina. Davanti al palazzo, la pittoresca fontana barocca di D. A. Cafaro del XVII.

PALAZZO PENNA (XV sec. ) . Originale costruzione di cui rimane la facciata a bugne, ornate di gigli e penne, con un caratteristico portale.

PALAZZO REALE (XVII sec.). Eretto da D. Fontana, ha facciata classicheggiante. Si noti, all’interno, l’ Appartamento Storico con lo scenografico scalone d’onore a doppia rampa (1651); la Cappella, opera del Fanzago, con prezioso altare maggiore di pietre dure della fine del XVII e soffitto affrescato da D. Morelli; il Teatro di Corte, sistemato da F. Fuga nel 1768 ; la Galleria degli Ambasciatori con gli arazzi delle manifatture dei Gobelins. Il palazzo è ricco, inoltre, di mobili, candelabri, lampadari, orologi, porcellane, arazzi e dipinti del Canaletto, di L. Giordano, M. Preti, Tiziano, M. Stanzione, F. Palizzi.

PALAZZO SERRA DI GASSANO (metà del XVIII sec. ) . Eretto da F. Sanfelice, è tra le piu belle espressioni del Settecento napoletano, con grande atrio, scalone a doppia rampa e saloni ricchi di decorazioni.

PARCO DI POSILLIPO. Verso l’estremità del capo omonimo, si trovano gli scavi di un teatro, di un odèon molto ben conservato, di una piscina coperta e di altri antichi edifici.

PARCO VIRGILIANO. Ospita un colombario romano detto Tomba di Virgilio e la Tomba di Giacomo Leopardi, morto a Napoli nel 1837.

PIAZZA DANTE. E limitata a destra dall’emiciclo di ordine dorico-romano del XVIII, eretto in onore di Carlo III da L. Vanvitelli; all’estremità dell’ emiciclo si apre la Port’ Alba, caratteristica costruzione del XVII, rifatta nel 1797 .

PIO MONTE DELLA MISERICORDIA. Costruzione a pianta ottagonale, ricca di numerosi dipinti come Le sette opere di Misericordia del Caravaggio ( 1607), Deposizione di L. Giordano e altri di G. E. Caracciolo e C. Sellitto. Nell’atrio della chiesa, dipinti della metà del XVII di Andrea Falcone. Negli uffici del Monte, una piccola quadreria.

PORTA CAPUANA (1484). Fonnata da due massicci torrioni cilindrici merlati che chiudono un arco di trionfo, è opera classica di Giuliano da Maiano.

REGGIA DI CAPODIMONTE ( 1738) .Iniziata da G. A. Medrano, fu completata verso la metà del secolo scorso. E circondata da un vastissimo parco. AII’intemo vi hanno sede la Galleria Nazionale che, risistemata dopo l’ultima guerra, è divisa in tre sezioni: la Galleria Nazionale vera e propria, la Galleria dell’Ottocento, l’ Appartamento Storico e Museo.

 Nella Galleria Nazionale si notino: S. Ludovico che incorona Roberto d’ Angiò di S. Martini ; Crocifissione di Masaccio; Madonna con Bambino e Angeli del Botticelli ; Madonna col Bambino del Perugino; due Ritratti di papa Clemente VII di Sebastiano del Piombo ; Resurrezione di Cristo del Sodoma; Adorazione del Bambino di L. Signorelli; Ritratto di giovane del Rosso Fiorentino; Zingarella del Correggio; T rasfigurazione di Giovanni Bellini ; Ritratto di Giulio Clovio di EI Greco; Ritratto di Francesco Gonzaga del Mantegna; Danae e Ritratto di papa Paolo III coi nipoti del Tiziano; La Parabola dei Ciechi di P. Bruegel il Vecchio; Atalanta e Ippomenedi G. Reni; S. Sebastiano curato dalle pie donne di E. Schedoni ; Gesu e l’ adultera di E. Cavallino ; Convito di Assalonne di M. Preti; S. Caterina d’ Alessandria di L. Giordano; Sogno di Agar di F. Solimena; Battaglia di S. Rosa ; Ritratto di Maria Luisa di Parma di F. Goya.

Nella Galleria dell’Ottocento sono raccolte opere di G. De Nittis, V. Gemito, Giacinto Gigante, Hayez, dei fratelli Palizzi, del Pitloo, del Si- gnorini, del Torna. Nella sezione Appartamento Storico e Museo si notino le porcellane nazionali ed estere, gli arazzi napoletani, fiorentini e delle manifatture dei Gobelins; la Collezione De Ciccio che comprende porcellane, maioliche e vasi di scavo; i bronzetti rinascimentali; le armi e le armature; il Salottino di Porcellana.Iniziata nel 1738 per volere di Carlo di Borbone che intendeva collocarvi le opere d’arte ereditate dalla madre, Elisabetta Farnese, fu completata nel secolo scorso e sistemata dopo l’ultima guerra. Ospita ora la Galleria NazionaIe, la Galleria dell’Ottocento, l’importante appartamento Storico e Museo dove sono riunite la raccolta di porcellane e maioliche, una sezione di iconografia borbonica, la Collerione De Ciccio, una sezione di bronzi rinascimentali, l’ Armeria, una sezione numismatica, una notevole serie di arazzi. Inoltre, vi si possono ammirare il salone da ballo e il famoso salottino di porcellana. Il palazzo è circondato da un vasto parco la cui parte centrale fu sistemata all’italiana da F. Sanfelice (1742) e il resto è tenuto a bosco inglese. Nel parco ha sede anche la Fabbrica delle Porcellane che, dal 1743 al 1759, rese famoso nel mondo il nome di Capodimonte.

SALOTTINO DI PORCELLANA Piu di tremila pezzi compongono questo salotto, interamente rivestito di porcellana, che Te Carlo di Borbone fece eseguire nel 1757 dalla Manifattura di Capodimonte per la moglie, Maria Amalia di Sassonia. Era stato installato nella Reggia di Portici, dove rimase dal 1760 al 1866, quando fu trasportato e ricostituito in quella di Capodimonte. Di recente vi è stato aggiunto anche il soffitto originale di stucco, che era rimasto a Portici, la cui decorazione ripete con estremafedeltà sia i motivi ornamentali sia le figure riprodotte sulle piastrelle, di gusto rococò, che furono modellate d~ C. e S. Cricc e dipinte da C. S. Fischer e da L. Restile

SANT’ ANGELO A NILO (XIV sec.). Costruzione rinnovata all’inizio del XVIII, conserva, della chiesa primitiva, il portale di impronta gotico-catalana. All’interno, il Sepolcro del cardinale Rinaldo Brancaccio, che fece erigere la chiesa, opera (1428) di Donatello, Michelozzo e Pagno di Lapo Portigiani. Sono di Donatello: la figura di destra che solleva la tenda, la testa del cardinale e il bassorilievo dell’ Assunzione sul fronte del sarcofago.

SANT’ANNA DEI LOMBARDI (inizio del XV sec.). Modificata nel XVII, fu danneggiata nell’ultima guerra e restaurata. All’interno, ricchissimo di sculture e dipinti: la Cappella Mastrogiudice, opera di Benedetto da Maiano, con bassorilievi, e la finissima Annunciazione; nell’Oratorio del S. Sepolcro, Sepolcro Fiodo, di Francesco da Sangallo e B. Del Moro, e una Pietà costituita da otto statue di terracotta, opera di Guido Mazzoni; nella Sacrestia Vecchia, stalli del coro, intagliati e intarsiati, di Fra Giovanni da Verona e aiuti (1510); la Cappella Tolosa, di Giuliano da Maiano, ornata di terrecotte della scuola dei Della Robbia; la Cappella Piccolomini; infine, i due altari ai Iati dell’ingresso: quello a destra, della famiglia Ligorio, è opera di Giovanni da Noia e quello a sinistra, della famiglia Del Pezzo, di G. Santacroce. Nell’adiacente Monastero, ora caserma, il Tasso compose parte della Gerusalemme Liberata.

SANTA CATERlNA A FORMlELLO (XVI sec.). Pregevole edificio rinascirnentale di Romolo da Settignano. Sulla facciata, portale del XVII. Intemo ricco di notevoli dipinti.

SAN DOMENICO MAGGIORE (fine del XIII sec.). Edificio rimaneggiato, conserva, sulla facciata, il portale ogivale di marmo del XIV. All’intemo, la ricca decorazione lascia intravedere la struttura originale gotica. Nel Cappellone del Crocifisso, a destra, si noti il Crocifisso su tavola del XIII che avrebbe parlato a S. Tommaso d’ Aquino. La Cappella dei conti Carafa di Ruvo ( 1511) è ricca di decorazioni marmoree di scuola lombarda; il Sarcofago di Giovanni d’Angiò è di Tino di Camaino; il candelabro pasquale con la base formata da nove statue raffiguranti le virtu è quello che Tino di Camaino aveva scolpito per la tomba di Filippo d’Angiò. Numerose le opere pittoriche fra cui la stupenda Flagellazione del Caravaggio, Annunciazione del Tiziano, oltre a dipinti di Giovanni da NoIa, Pacecco de Rosa, L. Giordano, M. Preti, F. Solimena. La sacrestia, del XVIII, ha, sul soffitto, un magnifico affresco del Solimena e, sopra i pregevoli armadi che rivestono le pareti, feretri di principi aragonesi e di notabili napoletani.

SAN FRANCESCO DI PAOLA (metà del XIX sec.). Edificio fiancheggiato da uno scenografico porticato a esedra che chiude il lato occidentale della piazza cui si affaccia. La chiesa, in stile neoclassico, sullo schema del Pantheon di Roma, ha un severo in temo con l’altare maggiore, proveniente da altra chiesa, omato di lapislazzuli e pietre dure. Davanti alla chiesa, la statua equestre di Ferdinando I è di A. Cali, quella di Carlo III del Canova.

SAN GIOVANNI A CARBONARA (XIV-XV sec.). Chiesa rimaneggiata nel XVIII. L ‘intemo, rettangolare a una navata, è ricco di opere di scultura. Nell’abside, il Monumento di re Ladislao e, dietro, la Cappella Caracciolo del Sole, con bel pavimento di ceramica, omata di affreschi di Leonardo da Besozzo e aiuti nella parte superiore e di Perrinetto da Benevento in quella inferiore; dietro l’altare, si noti la Tomba di Gianni Caracciolo, opera di Andrea da Firenze. A sinistra del presbiterio, nella Cappella Caracciolo di Vico, dell’inizio del XVI, statue di Diego de Siloe, G. Finelli, E. Ordofiez. Nella vecchia sacrestia, diciotto tavole del Vasari e di C. Gherardi con Storie del Vecchio e Nuovo Testamento della metà del XVI. Nella Cappella Ricco, resti di un presepio ligneo, della fine del XV, di Pietro e Giovanni Alemanno. Nella navata sinistra, il Monumento Miroballo, simile a una cappella, è pregevole opera di Jacopo della Pila, ultimato da T. Malvito.

SAN GIOVANNI MAGGIORE (IV sec.). Chiesa eretta sulle rovine di un tempio pagano, rifatta nel XVII e restaurata nel secolo scorso. AlI’intemo, presepio di terracotta del XVIII, Battesimo e Crocifissione, dipinti del XVI attribuiti a Giovanni da NoIa. La vicina chiesetta di S. Giovanni dei Pappacoda ha un interessante portale del XIV, ricco di statue e rilievi di A. Eaboccio dell’inizio del XV.

SAN GIUSEPPE DEI VECCHI (1619). Costruzione rifatta nel 1660 da C. Fanzago, con facciata barocca, mossa dalla decorazione a statue e da aperture rotonde.

SAN GREGORIO ARMENO (XVI sec.). All’intemo, una sfarzosa decorazione barocca e molti affreschi. Si notino il soffitto dorato con pitture del fiammingo Teodoro di Enrico della fine del XVI; nel presbiterio, la grata attraverso la quale si comunicavano le suore di clausura, detta “comunichino”, finemente lavorata, opera di Giovanni Cola di Franco (1610). Nel chiostro, la Cappella di S. Maria dell’ldria con diciotto tele di P. De Matteis raffiguranti episodi della vita della Madonna e una statua di legno dipinto del XIV, Madonna col Bambino, e un’altra cappella.

SAN LORENZO MAGGIORE (XIV sec. ) . Eretta su una antichissima chiesetta nella zona della vecchia città romana, architetti francesi ne edificarono la parte absidale e fu poi terminata da architetti locali che utilizzarono colonne provenienti da antiche costruzioni. Rinnovata in epoca barocca, è stata recentemente restaurata e riportata alle forme originali trecentesche. Di stile barocco è rimasta la facciata, di F. Sanfelice, che però incorpora il portale del XIV. Sulla destra della chiesa, l’ingresso al convento francescano, sormontato dagli stemmi dei rioni cittadini, e, di fianco, il campanile del XVI. AIl’intemo della chiesa, a una navata, fiancheggiata da cappelle, numerose opere d’arte. Si notino: l’ancona dell’altare maggiore, di Giovanni da NoIa, con le statue dei SS. Lorenzo, Antonio e Francesco e pregevoli bassorilievi; nel transetto destro, affreschi del XIV; nel transetto sinistro, tavola su fondo oro con S. Antonio de11438; nel deambulatorio, il Sepolcro di Caterina d’ Austria, di Tino di Camaino. Nel chiostro settecentesco del convento, un portale gotico sormontato da una lunetta con affresco del XIV dà accesso alla sala capitolare. La sala è a volte gotiche, affrescate nel 1608 da L. Rodriguez e ha, sulla parete di fondo, un antico affresco, Albero ftancescano. In questa chiesa il Boccaccio conobbe e si innamorò di Fiammetta, figlia naturale di re Roberto.

SANTA MARIA DEL CARMINE (XIII sec.). Chiesa rifatta nel X VII-XVI II. Facciata settecentesca, opera di G. Del Gaizo, con a fianco l’alto, tipico campanile del XV cui Fra Nuvolo aggiunse nel 1631 la cuspide a mattonelle maiolicate. AIl’intemo, ricco di decorazioni, un Crocifisso ligneo molto venerato, opera del XIV, e pitture di L. Giordano, P. De Matteis, F. Solimena e altri.

SANTA MARIA DONNAREGINA (inizio del XIV sec.), Preceduta da un piccolo chiostro del XVIII, opera di F. Sanfelice, la chiesa, di tipo gotico-francese, è stata recentemente ripristinata nelle forme originali. AIl’intemo, monumento sepolcrale della regina Maria d’Ungheria, benefattrice della chiesa, opera di Tino di Camaino e G. Primario (1326) ; sulla destra della chiesa, la Cappella Loffredo ha affreschi di scuola giottesca; nel Coro delle Monache, famosi affreschi eseguiti verso il 1320 da P. Cavallini, Lello da Roma e aiuti : Giudizio universale, Storie di S. Caterina d’ Alessandria e di S. Agnese, Passione, Morte e Resurrezione di cristo, Ascensione, Pentecoste e altre.

SANTA MARIA INCORONATA (XIV sec.). Fondata da Giovanna I d’ Angià, rimaneggiata nel XVIII, è del piu vivo interesse per gli affreschi eseguiti verso la fine del XIV da R. Oderisi e da altri pittori napoletani che raffigurano il Trionfo della Religione e I Sette Sacramenti. In alcune figure si vorrebbero riconoscere personaggi della corte angioina e le due figure incoronate nel Battesimo sarebbero il Petrarca e Laura. Nella Cappella del Crocifisso, altri affreschi, dell’inizio del XV, e un Crocifisso ligneo di M. Naccherino.

SANTA MARIA LA NOVA (XIII sec.). Costruzione rifatta nel XVI e rimaneggiata in seguito, ha bella facciata rinascimentale di tipo toscano. All’interno, ancona di legno scolpito di Giovanni da NoIa; altare maggiore del Fanzago con un’antica immagine della Madonna; soffitto ligneo dorato arricchito da dipinti ( 1598) . Sulla sinistra della chiesa, il chiostro con colonne ioniche e, sotto il portico, numerose tombe della fine del XV e affreschi di S. Papa raffiguranti Scene della vita di S. Giacomo della Marca.

SANTA MARIA MATERDOMINI (1573). All’interno, una bellissima Madonna col Bambino di F. Laurana, il Sepolcro Pignatelli e un Cristo alla colonna di M. Naccherino.

SAN PAOLO MAGGIORE (XVII sec.). Fu eretta sulle rovine di una chiesa del IX e nell’area dell’antico Tempio dei Dioscuri di cui conserva due colonne sulla facciata e pochi altri resti. All’interno, vasto e ricco, nella parete interna della facciata, grande affresco di S. Cirillo, Dedicazione del Tempio di Salomone ( 1737) ; nella volta della navata centrale, affreschi di M. Stanzione ( 1644 ) ; nella sacrestia, mirabili affreschi di F. Solimena che raffigurano La conversione di S. Paolo e La caduta di Simon Mago (1689-90). ,

SAN PIETRO AD ARAM (XVII sec.). E una delle piu antiche chiese della città, interamente rifatta. Secondo la tradizione, S. Pietro avreb- be battezzato qui S. Aspreno, nominandolo primo vescovo di Napoli, e sua sorella S. Candida. Nel vestibolo, si noti l’affresco del XII sull’altare di S. Pietro raffigurante il Santo mentre celebra la messa assistito dai SS. Aspreno e Candida e, sullo sfondo, una veduta della città medievale. All’interno della chiesa, tele di L. Giordano, M. Stanzione, D. A. Vaccaro. Nel vestibolo della sacrestia, Tomba di Baldassarre Ricca, opera di Giovanni Jacopo da Napoli. Nella suggestiva cripta, che era una basilica paleocristiana a tre navate, sono state ritrovate alcune catacombe.

SAN PIETRO A MAIELLA (fine del XIII sec.). Dedicata a S. Pietro Angeleri (papa Ce1estino V), fu ampliata nel XVI, rimaneggiata nel XVII e XVIII e, infine, all’inizio del secolo, riportata alle forme originali. All’interno, soffitto con pregevoli dipinti di M. Preti che raffigurano Storie della vita di S. Pictro Angeleri e Storie di S. Caterina d’ Alessandria e altre notevoli opere pittoriche.

SAN PIETRO MARTIRE (XIII sec.). Costruzione piu volte rimaneggiata, rifatta nel XVIII, fu restaurata dopo l’ultima guerra. Conserva, all’interno, notevoli opere d’arte fra le quali si noti una tavola di Colantonio, della metà del XV, raffigurante S. Vincenzo Ferreri ed episodi della sua vita, che è un’interessantissima documentazione della pittura locale.

SANTI APOSTOLI (XVI sec.). Eretta su un’antica chiesa, forse del V, ha un vasto interno molto interessante per le opere d’arte che l’adornano, di artisti quali: P. De Matteis, F. De Mura, G. Del Po, L. Giordano, D. Fiasella, F. Solimena. L ‘altare Filomarino fu disegnato da F. Borromini.

SS. SEVERINO E SOSSIO (XV-XVI sec.). Costruita su un oratorio del IX, fu poi rifatta nel XVIII. All’interno, ricco di notevoli opere d’arte, il soffitto con Storie di S. Benedetto è il capolavoro di F. De Mura (1740), che ha pure affrescato la parte interna della facciata.

TEATRO S. CARLO (1737). Fatto erigere da Carlo di Borbone, fu rimaneggiato nel 1762 da C. Bibiena che ne migliorò l’acustica. Nel 1768, F. Fuga modificò la decorazione della sala. Bella facciata con portico, opera di A. Niccolini (1812). È uno dei piti famosi teatri lirici del mondo.

UNIVERSITÀ. Ha sede nell’antico Collegio dei Gesuiti cui sono stati aggiunti alcuni edifici nel secolo scorso. Bel chiostro del XVII. Vi è incorporata la Chiesa del Gesti Vecchio, del XVI, che raccoglie opere di F. De Mura, C. Fanzago, M. Pino, F. Solimena.

Arezzo

Arezzo 

Fu stazione militare romana sulla Via Cassia e importante centro artistico dove si producevano vasi fittili di color corallino decorati in rilievo imitando i disegni a sbalzo dei vasi metallici. Divenuta comune nell’XI, conserva resti di costruzioni medievali, ma, soprattutto, severi palazzi cinquecenteschi.

BADIA

Arezzo Badia

CASA DEL VASARI. Fu acquistata nel 1540 dall’artista, che fini di decorarla nel 1548. Tra gli affreschi del Vasari, notevoli alcuni ritratti di artisti coevi. Giorgio Vasari, autore di quelle” Vite” che costituiscono la base allo studio storico dell’ arte italiana dalle origini al Manierismo, pittore di fama, almeno ai suoi giorni, arricchi personalmente con affreschi le sale più importanti della sua casa.Camera del camino; nella Camera della Fama, vi sono molti ritratti di artisti quali L. Signorelli, lo Spinello, Michelangelo, Andrea del Sarto e altri; nella Camera d’ Apollo, “Apollo e le muse” nello Studio, nel mezzo del soffitto, sono raffigurate la Virtu l’Invidia e la Fortuna. Il Vasari dedicò otto anni ad affrescare i soffitti e le pareti della sua casa.

arezzo casa vasari camera del camino

DUOMO (1277)*. Costruzione romanico-gotica, ripresa nel 1313 e nel 1510. La facciata è un gelido rifacimento dei primi anni del nostro secolo. Fianco e abside sono le parti migliori dell’esterno. All’interno, si notino le vetrate del XVI, quasi tutte opera del Marcillat; la Maddalena,* affresco minore di Piero della Francesca; la Tomba Tarlati* (1330), eseguita su disegni di Giotto, con bellissime sculture sull’urna di Agostino di Giovanni; e infine, la Cappella della Madonna del Conforto che costituisce come una chiesa a parte, gotica, ma decorata nel XVIII, e che contiene diverse opere dei Della Robbia. In alcuni locali annessi è ospitato il museo diocesano.

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arezzo duomo piero

LOGGIA DEL VASARI

Arezzo Loggia del Vasari

MUSEO ARCHEOLOGICO MECENATE* Raccoglie materiale etrusco e romano e un’importante collezione di ceramiche aretine.

PIAZZA GRANDE*. Vi si affaccia, oltre al Palazzo della Fraternita dei Laici, del XIV-XV, il Palazzo delle Logge, opera su disegno del Vasari (1573-81), che ha, sotto i portici, antiche botteghe e, al centro, una scala che lo attraversa e conduce a una piazzetta superiore.
È una delle più suggestive piazze d’ Italia, anche se gli edifici che la compongono sono di differenti epoche. Ampie scalinate raccordano i palazzi su un lato del suo piano inclinato. Sul lato sud-est, le case medievali hanno balconi di legno. Oltre l’ abside della Pieve di S. Maria, il Palazzo della Fraternità dei Laici ha una facciata molto particolare, mista di forme gotiche e rinascimentali bene armonizzate. In fondo a destra, i portici appartengono al grandioso Palazzo delle Logge.

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PIEVE DI S. MARIA (XI sec.)**. E’ il monumento romanico della città. Fu quasi del tutto distrutta nel sacco del 1111 e ricostruita all’inizio del XII. Rimaneggiata nei secoli successivi, fu restaurata dalla fine del secolo scorso in poi. La facciata romanica del XIII, rettangolare, è unica nel suo genere per le logge sovrapposte con un numero di archi sempre diverso. Le figure scolpite nell’archivolto del portale centrale, opera di ignoto del XIII, raffigurano i mesi, espressi da una tipica attività agricola. Il campanile è detto “delle cento buche” per le quaranta bifore che ha su cinque piani. All’interno della chiesa, sull’altare maggiore, un polittico di P. Lorenzetti, Madonna con Bambino e Santi ( part. )*, del 1320.

Arezzo S. Maria della Pieve

Arezzo s. maria della pieve abside

Arezzo s. Maria della pieve Pietro Lorenzetti

PINACOTECA COMUNALE E MUSEO D’ ARTE MEDIEVALE. Hanno sede nel Palazzo Bruni-Ciocchi che, nel XV, fu rimaneggiato da B. Rossellino. Le sezioni piu interessanti sono: la pinacoteca con le opere del Margaritone, di L. Signorelli, degli Spinelli, del Vasari; una raccolta di sculture e frammenti romanici da chiese e palazzi locali; una raccolta di oggetti di arte sacra; una raccolta di ceramiche.

Luca Signorelli

Luca Signorelli

 

S. AGOSTINO

Arezzo S. Agostino

S. DOMENICO (XIII sec.)*. Chiesa eretta, forse, su disegno di Nicola Pisano, è un bell’esempio di semplice architettura gotica. L’interno è ricco di affreschi del XIV e XV di Spinello Aretino e della sua scuola e, soprattutto, il grande Crocifisso, ( part.) opera giovanile di Cimabue e l’altare gotico Dragomanni (1350)

Arezzo S. Domenico

arezzo s. domenico cimabue

S. FRANCESCO ( entra ) (1290)**. Chiesa successivamente molto rimaneggiata e, infine, restaurata nel nostro secolo. Ha una facciata incompiuta e un interno vasto, a una sola navata. Nella cappella a destra dell’abside, affreschi del XV di Spinello Aretino; in quella a sinistra, un’Annunciazione di L. Signorelli; lungo il lato destro, diverse edicole gotiche e affreschi, alcuni della scuola di Piero della Francesca” e una bellissima Annunciazione dello Spinello; lungo il lato sinistro, grande Crocifisso umbro del XIII, cappella con la Tomba Roselli, in cotto, del XV. La chiesa è soprattutto nota per il grande ciclo di affreschi ** di mitologia cristiana che Piero della Francesca vi esegui nel coro dell’abside centrale, dal 1452 al 1466 e che illustra la leggenda del legno della Santa Croce. Nero di Bicci Annunciazione

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arezzo s. francesco nero di bicci annunciazione

SS. ANNUNZIATA. Interno opera di Bartolomeo della Gatta. Tela di Pietro da Cortona.

arezzo ss. annunziata

Arezzo S.s. Annunziata b.della gatta

arezzo ss.annunziata pietro da cortona

Dintorni

S. MARIA DELLE GRAZIE (1449)*. Romanica, è preceduta da un portico rinascimentale, opera di Benedetto da Maiano. All’interno, l’altare maggiore, di marmo e terracotta, è opera di A. Della Robbia

La chiesa è situata sul fondo di un cortile a prato, circondato da pini. La facciata primitiva è preceduta da un portico, opera del XV di Benedetto da Maiano, capolavoro di architettura rinascimentale. La scalinata d’ accesso ne accentua l’ eccezionale leggerezza dovuta alle colonne sottili, all’ ampiezza degli archi.

arezzo s. maria delle grazie

Firenze

Le opere d’arte in Firenze non sono illustrate !

Pisa

Pisa

Già importante base navale durante tutta la storia romana, intorno al Mille si ingrandi con i traffici verso il mondo arabo. Potente repubblica marinara nel XIII e nei primi decenni del XIV, ebbe grande sviluppo artistico che influenzò anche l’arte in Sardegna rimasta sotto il suo dominio per circa due secoli. 

BATTISTERO (1152). Iniziato dal Diotisalvi, furono interrotti i lavori per un secolo e continuati da Giovanni e Nicola Pisano dal 1260 al 1284. Fu terminato nella seconda metà del XIV da Cellino di Nese e Maestro Zibellino da Bologna, che contornò la cupola di marmi bianchi per alleggerime la forma ottagonale che contrastava con la pianta circolare dell’edificio. All’interno, il fonte battesimale, opera di Guido da Como ( 1246) che deriva dall’arte pugliese, con imitazioni di sculture tardo romane, e il famoso pergamo di Nicola Pisano (1260).

CAMPANILE, TORRE PENDENTE (1173) . Iniziata dal Bonanno, la costruzione fu interrotta alla metà del terzo piano per il cedimento del terreno. Continuata da Giovanni di Simone nel 1275, fu terminata nel XIV da Tommaso, figlio di Andrea Pisano, che costrui la cella campanaria (1350-72.) La torre a campana di Pisa in marmo bianco fu iniziata nel 1174 come parte della cattedrale della città. Al completamento di tre degli otto piani della costruzione di 55,5 metri, gli architetti si accorsero che le fondamenta si erano assestate in modo non equilibrato e che pertanto la torre pendeva di oltre 5,1 metri dalla perpendicolare.
L’ingegnere capo, Bonnanno Pisano, tentò di compensare il problema costruendo i quattro piani successivi leggermente più alti sul lato in cui la torre pendeva. Sfortunatamente il peso di tutta la pietra in più fece sprofondare la torre ulteriormente. Diversi ingegneri tentarono di trovare una soluzione, ma niente sembrava funzionare. L’ultimo piano della torre fu aggiunto nel XIV secolo, quasi 200 anni dopo l’inizio della torre.

CAMPOSANTO (1278). E formato da quattro porticati, che cingono il prato in cui anticamente si seppellivano i morti, sulle cui pareti rimangono bellissimi affreschi L’edificio fu iniziato nel 1278 da Giovanni, di Simone e i porticati furono affrescati da molti artisti fra cui Bufalmacco, F. Traini, Spinello Aretino, T. Gaddi, B. Gozzoli, che vi raffigurò le Storie dell’ Antico Testamento, Andrea da Firenze e Antonio Veneziano, che realizzarono le due sezioni sovrapposte delle Storie di S. Ranieri. Lungo i quattro porticati, che racchiudono il prato anticamente destinato alle sepolture, colmo di terra santa che i Pisani avevano prelevato in Palestina e portato con le loro galee a Pisa.Sotto gli splendidi affreschi, sono disposti statue, sarcofaghi, stele, urne funerarie. Sotto il pavimento si seppellivano un tempo i membri delle famiglie nobili, i soci delle maggiori corporazioni e i cittadini illustri della città. Gravi danni ha patito il prezioso complesso durante l’ultima guerra.
Si notino: una testa di donna in stile greco, pare della scuola di Prassitele; un sarcofago romano a conca ellittica; resti del monumento funebre dei conti della Gherardesca, opera di un seguace di Giovanni Pisano; un vaso di marmo pario, neoattico, con elementi del IV; una stele funeraria greca di marmo con una donna seduta; una testa di Marte, opera del V attribuita ad Alcamene.

CAPPELLA DI S. AGATA (XII sec.). Costruzione a pianta ottagonale forse del Diotisalvi. L’interno ha archi a ferro di cavallo.

DOMUS GALILEANA. Raccoglie cimeli e ricordi su Galileo Galilei e sui suoi discepoli. E un centro di studi della storia della scienza.

DOMUS MAZZINIANA. Raccoglie cimeli e ricordi di Mazzini oltre a una biblioteca specializzata in articoli politici sulla sua opera.

DUOMO (XI sec.) La costruzione del Duomo fu iniziata, come dicono le iscrizioni poste fra il portale maggiore e quello di sinistra, nel 1063 dopo la spedizione contro Palermo, covo di pirati arabi, saccheggiatori dei Paesi mediterranei, dalla quale le navi vittoriose pisane avevano riportato ingenti ricchezze. Il magnifico complesso, che comprende anche il Battistero e la Torre costruiti nel XII, doveva essere il centro di una grande città, destinata a capitale di un potente impero marittimo che arginasse l’idea imperiale ghibellina. Ma la sconfitta della Meloria, dove la flotta pisana fu interamente distrutta dai Genovesi nel XIII, e, in seguito, il dominio fiorentino impedirono la realizzazione dell’ambizioso progetto.
Iniziato dal Buscheto nel 1063, fu dallo stesso ampliato e modificato nel 1088. L ‘architetto Rainaldo, tra il 1150 e il 1160, ampliò la navata e i transetti, costrui la parte inferiore della facciata e, probabilmente, la cupola. Le porte della facciata, di bronzo, sono opera del XVI di seguaci del Giambologna. Nel braccio destro del transetto, si apre la Porta di S. Ranieri di Bonanno Pisano (posteriore al 1186). All’interno (vista transetto), la chiesa ha decorazioni orientaleggianti e numerose opere di pittori fra i quali Andrea del Sarto, Sodoma, Beccafumi, M. Rosselli, V. Salimbeni, Domenico Ghirlandaio. Il grande mosaico, Redentore in Trono tra la Vergine e S. Giovanni nell’abside, fu terminato nel 1302 da Cimabue. Notevoli anche le sculture del Giambologna, di S. Stagi, di E. Lorenzi, ma soprattutto si notino, nel braccio destro del transetto, la Tomba di Arrigo VII, di Tino di Camaino (1315); il pergamo di Giovanni Pisano (1302-10) ( l’artista e i suoi discepoli vi lavorarono dal 1302 al 1310. Disfatto dopo un incendio nel 1596, fu ricomposto nel 1926, ricuperandone i frammenti e ricostruendone le parti andate perdute. A pianta ottagonale, alcune colonne che reggono la parte superiore sono figure umane. L’ artista vi ha fuso l’ architettura gotica con le sculture dei pannelli che rivelano i caratteri della scuola pisana fatta di sentimenti religiosi misti a un concreto realismo e a una grande forza drammatica); il lampadario di bronzo, detto di Galileo, opera di E. Lorenzi (1587).
In sacrestia, alcuni pezzi del Tesoro, tra cui codici miniati, stoffe e Madonna Eburnea di Giovanni Pisano.

la piazza dei miracoli Spiccano, al centro, su un prato verde, le tre magnifiche costruzioni biancheggianti del Duomo, del Battistero e della Torre Pendente. Sulla sinistra, il muro esterno del Camposanto, antico luogo di sepoltura.

MONUMENTO A COSIMO I. Opera del Giambologna, è posto davanti al Palazzo dei Cavalieri.

MUSEO DELL’OPERA DEL DUOMO. Raccoglie dipinti e affreschi staccati dal Duomo e da altre chiese, di E. Gozzoli e altri, statue di Tino di Camaino, Giovanni Pisano, oreficeria varia del XII e XIII, miniature persiane, corali.

MUSEO NAZIONALE DI S. MATTEO. Raccoglie frammenti di opere di Giovanni Pisano provenienti dalla decorazione esterna del Duomo; Annunciata, attribuita ad Andrea Pisano e altre tavole di scuola pisana del XIV; un Crocifisso dipinto, di Giunta Pisano, del XIII; modelli per la facciata e per l’interno della chiesa di S. Stefano dei Cavalieri attribuiti al Buontalenti e al Poccianti; S. Paolo di Masaccio; Madonna dell’umilta di Gentile da Fabriano Redentore del Beato Angelico; Annunciazione di Giovanni da Milano che è tra le opere piu importanti dell’artista e, inoltre, opere del Verrocchio, di Donatello, J. Della Quercia, Polittico S. Martini, Maestro di S. Martino Madonna in trono, e di artisti stranieri dal XV al XIX; oreficerie, miniature e arredi sacri.

PALAZZO DEI CAVALIERI (1562). È chiamato anche Palazzo della Carovana dal nome del corso di istruzione che qui seguivano i cavalieri. Ricavato da G. Vasari da un precedente Palazzo degli Anziani, ha elegante facciata curvilinea preceduta da doppia scala e decorata con graffiti e sei statue a busto di granduchi di Toscana. Si affaccia sulla piazza omonima.

Era l’ antico centro della città repubblicana dove il granduca Cosimo I de’ Medici fece modijicare le vecchie costruzioni ed erigere le nuove come sedi dell’Ordine dei Cavalieri di S. Stefano, creato per combattere i pirati che infestavano il Mediterraneo. L’ opera fu compiuta dal Vasari dal 1652 ed è un interessantissimo esempio di sistemazione urbanistica rinascimentale; vi si affacciano il Palazzo dei cavalieri, la chiesa di S. Stefano dei Cavalieri, qui riprodotti, e, sul lato opposto, il Palazzo dell’Orologio.

PALAZZO DEI MEDICI (XIII sec.). Ampliato nel XIV, ha facciata con alto basamento di pietra che sostiene arcate con bifore e trifore.

PALAZZO DELL’OROLOGIO (1607). Rifacimento su disegno del Vasari che riuni, mediante una grandiosa arcata, due costruzioni preesistenti. Una di queste era la Torre dei Gualandi dove il conte Ugolino mori di fame insieme con i figli nel 1288, episodio di cui parla Dante

PALAZZO GAMBACORTI (XIV sec.). Edificio gotico-pisano con facciata del XVII.

PALAZZO REALE (1559). Semplice costruzione iniziata da B. Bandinelli su commissione di Cosimo I, fu successivamente ampliata e restaurata in questi ultimi anni.

S. ANDREA FORIPORTAM

S. ANNA. La chiesa è incorporata nell’edificio del Conservatorio di S. Anna. All’interno, conserva un prezioso e antichissimo Crocifisso ligneo policromo di scuola catalana dell’XI-XII.

S. CATERINA (1251-1300). La parte inferiore, molto semplice, è duecentesca; la parte superiore è del XIV. All’interno, il Sepolcro dell’arcivescovo Saltarelli e alcune statue di Nino Pisano (1342 ca.); una tavola di Lippo Menni, una tavola di F. Traini (1363) e resti di un polittico di S. Martini.

S. FRANCESCO (XIII sec.). La facciata fu terminata nel 1603. All’interno, tele dell’Empoli, del Passignano, Santi di Tito, T. Gaddi. Nel XIV, Tommaso Pisano scolpi, per questa chiesa, la grande pala di marmo con predella anch’essa istoriata

S. FREDIANO (XI-XII sec.). Poco resta dell’edificio originale dopo un rifacimento eseguito tra il XVI e il XVII. All’interno, dipinti di V. Salimbeni

S. MARIA DELLA SPINA (1323). Chiesa romanico-gotica, attribuita a Giovanni Pisano. All’interno, statue di Nino Pisano e un reliquiario di S. Stagi (1534).È cosi chiamata, perchi conservava una spina della corona di Cristo. Sorto nel 1323, dove era un piccolo oratorio, attribuita a Giovanni Pisano, è un gioiello di architettura romanico-gotica. Qui riprodotto, il fianco destro della chiesa cui le edicole con le statue del Redentore e degli Apostoli e le guglie fiorite che lo coronano conferiscono un senso di estrema levità e di raffinata e ricca eleganza.

S. MARTINO (XIV sec.). La facciata fu completata nel XVII. All’interno, S. Martino e il mendico, altorilievo di Andrea Pisano del XIV.

S. MATTEO (dall’XI al XIII sec.). Rifatta nel 1610, conserva, della struttura originale, soltanto la parte sul Lungarno.

S. MICHELE IN BORGO (990). Nel XIV furono aggiunte le delicate loggette superiori e il tabernacolo posto sopra il portale centrale. All’interno, trittico di Taddeo di Bartolo e resti di affreschi del XIII e XIV.

S. NICOLA (XII sec.). Si noti il campanile cilindrico in basso, e ottagonale con logge nella parte superiore. All’interno una scultura lignea di Valdambrino Annunciazione

S. PAOLO A RIPA D’ARNO (XI sec.). Esempio di architettura pisano-lucchese. All’interno, a croce egizia, archi di tipo arabo a sesto acuto; dipinti di T. Vanni ( 1397) e, su un pilastro, affreschi del XIV.( Approfondimenti )

S. PIETRO IN VINCOLI (S. PIERINO) (1072-1119). Il campanile è ricavato da una torre dell’XI.

S. SEPOLCRO (1153). Costruita dal Diotisalvi, ha pianta ottagonale.

S. SISTO (1073). Esterno molto semplice; all’interno, colonne con capitelli romani.

S. STEFANO DEI CAVALIERI (1565-69). Costruita su progetto di G. Vasari che disegnò anche le acquasantiere dell’interno. Fu terminata nel 1606 con la bella facciata marmorea di Giovanni de’ Medici. All’interno, tavole e affreschi dell’Empoli, del Vasari, di L. Ligozzi. Nel coro, un busto portareliquie di bronzo dorato di Donatello (1427). Alle pareti, notevoli trofei di bandiere conquistate dai cavalieri in varie battaglie contro i Turchi. In fondo al fianco destro della chiesa, bel campanile del Vasari.

VIA BORGO STRETTO. Antica strada su cui si affacciano edifici porticati a colonne con interessanti capitelli.

VIA DELLE BELLE TORRI. Tipica strada formata da case-torri del XII e XIII. Molte case sono state distrutte durante l’ultima guerra e i resti di alcune sono stati incorporati nelle nuove costruzioni.

Dintorni

CHIESA DI SAN PIERO A GRADO. Costruzione romanica, probabilmente della prima metà dell’XI, in tufo bianco e nero, eretta su basilica del V-VI. All’interno, basilicale con colonne romane e capitelli classici, alcuni resti della costruzione originale, ricavata da costruzione romana; lungo le pareti della navata mediana, ciclo di affreschi attribuiti a D. Orlandi della seconda metà del XIII. (vista absidale)

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Siena

Siena 

Antichissimo centro la sua prosperità iniziò nel Medioevo e raggiunse il massimo splendore nel XIV. La città, circondata da mura, a pianta irregolare, segue le creste dei colli e ha strade strette e tortuose che sfociano in belle piazze. E ricchissima di palazzi e chiese, soprattutto di stile gotico, e di notevoli opere d’arte.

BATTISTERO (1316-25). Ricavato da una pendenza del terreno dietro il Duomo, ne costituisce la cripta. La facciata, di Giacomo di Mino del Pellicciaio (1382), è rimasta incompiuta nella parte superiore. All’interno, fonte battesimale (1417-30) di J. Della Quercia in collaborazione con architetti e scultori, una delle maggiori espressioni artistiche del XV. Intorno alla vasca, statue alternate a formelle; due statue, Fede e Speranza, sono di Donatello (1428), come la formella bronzea con Banchetto di Erode (1423-27); altre di L. Ghiberti.

CHIESA A FONTE GIUSTA (1482-84). Costruzione in forme rinascimentali con facciata in cotto, opera di Francesco di C. Fedeli e Giacomo di Giovanni. Il portale è di Urbano da Cortona (1489). All’interno, opere del XV del Marrina: ciborio bronzeo e tabernacolo marmoreo.

DUOMO (metà del XII sec.). Costruzione completata nelle parti principali nel 1215. Giovanni Pisano continuò l’opera dal 1284 al 1299, realizzando la parte inferiore della facciata, prettamente romanica, e le statue. Dal 1336, fu capomastro Giovanni di Agostino, per la costruzione del Duomo Nuovo, grandioso edificio voluto dai Senesi per emulazione di Firenze. Per errori di statica e per mancanza di fondi, quest’opera non fu ultimata e se ne demolirono le parti pericolanti. Nel 1376, Giovanni di Cecco terminò la parte superiore della facciata, goticheggiante, imitando il Duomo di Orvieto. La meravigliosa decorazione nasconde l’errore dei pilastri ai lati del rosone che non sono in linea con quelli del portale mediano. Le tre cuspidi sono coperte di mosaici eseguiti a Venezia nel 1877. All’interno, pavimento di marmo diviso in riquadri e rombi di cui quarantanove raffiguranti soggetti biblici e altri a graffiti o a mosaico bianco e nero o a colori, opera del Beccafumi, del Pinturicchio, di Matteo di Giovanni e di altri artisti. Il pulpito è opera di Nicola Pisano (1265-69) in collaborazione col figlio Giovanni e con gli allievi Lapo e Arnolfo di Cambio e la scala che vi dà accesso fu rifatta nel 1570 dal Riccio. La vetrata dell’abside (1287-88) è opera di Duccio di Buoninsegna, l’altare maggiore è di B. Peruzzi (1532), sormontato da un ciborio bronzeo del Vecchietta (1467-72) e con ai lati due Angeli portacandelieri di Francesco di Giorgio Martini. Si noti, inoltre, nella Cappella di S. Giovanni Battista, nel transetto sinistro, S. Giovanni Battista in bronzo di Donatello (1457 ca.); coro ligneo con stalli intarsiati. Dalla navata sinistra si passa nella Libreria Piccolomini, affrescata dal Pintoricchio tra il 1503 e il 1508, con Storie della vita di Pio II, mirabolante parata di costumi, quasi soltanto pregevole come testimonianza “fotografica” di aspetti ufficiali della vita del tempo. L’ alto campanile romanico a fasce bianche e nere con sei ordini di finestre è del 1313.
interno visto dall’alto, l’intenso gioco geometrico dell’interno del Duomo è un’immensa composizione in bianco e nero, dalle tarsie del pavimento ai gruppi zebrati dei pilastri. Il pavimento è stato eseguito in epoche diverse e con differenti tecniche: infatti, alcune parti sono in graffito, cioè i disegni venivano incisi su lastre di marmo bianco e i solchi riempiti con stucco nero; piu tardi vennero invece riprodotti i disegni a tarsie con marmi di diversi colori. Si noti anche, a destra, il pulpito di N. e G. Pisano a pianta ottagonale sostenuto da colonne di granito e ricchissimo di sculture e bassorilievi.

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tarsia del coro opera di Fra Giovanni da Verona (1503), proveniente dal soppresso Monastero di S. Benedetto fuori porta, chiamato anche Monte Oliveto Minore.

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liberale da verona-corale Il vento soffia, stupenda figura allegorica circondata da motivi ornamentali, in questa miniatura del XV, che l’artista dipinse sulla pagina di un corale, grande libro con composizioni musicali riservate ai coristi delle cattedrali e dei monasteri (Libreria Piccolomini).

FONTE BRANDA (1081). È la piu antica tra quelle della città, fu ampliata dal Bellarmino e rifatta da Giovanni di Stefano nel 1246. Ha doccioni a forma di leoni e lo stemma di Siena nel mezzo.

LOGGE DEL PAPA (1462). Costruzione rinascimentale, fatta erigere da Pio II, è opera di A. Federighi, a tre arcate con decorazioni di Francesco di Giorgio Martini.

LOGGIA DELLA MERCANZIA (1417-28). Opera di Sano di Matteo, in stile gotico rinascimentale, a tre arcate con nicchie adorne di statue di A. Federighi e del Vecchietta. Sorge nel punto, chiamato Croce del Travaglio, da cui partono le tre principali vie cittadine.

MUSEO ARCHEOLOGICO ETRUSCO SENESE. Raccoglie materiale proveniente da scavi eseguiti nel territorio attorno alla città e si propone di mostrare lo sviluppo della civiltà locale dalla preistoria all’epoca romana.

MUSEO DELL ‘OPERA METROPOLITANA. Ha sede nelle prime tre arcate chiuse del Duomo Nuovo. Custodisce il capolavoro di Duccio di Buoninsegna: La splendida tavola Maestà, che l’ artista dipinse nel 1308-11, rimase sull’ altare del Duomo fino al 1505. Era dipinta sulle due facce e fu segata lungo lo spessore per comodità di esposizione. Nella composizione, solenne e preziosa insieme, elementi gotici e classici si fondono con una cadenza bizantineggiante nella disposizione frontale delle figure e nel fondo dorato della tavola (Approfondimenti). Inoltre raccoglie statue ellenistiche e romane; opere di Giovanni Pisano, di P. Lorenzetti Natività di Maria, Donatello Madonna col Bambino

ORATORIO DI S. BERNARDINO (XV sec.). Costruito nel luogo dove il Santo era solito predicare. Al pianterreno, nell’Oratorio Inferiore, decorazioni di pittori secenteschi. Nell’Oratorio Superiore, affreschi del Beccafumi, del Sodoma e di G. del Pacchia; soffitto e pareti di legno decorati di stucchi

PALAZZO BONCI (BINDI SERGARDI). Affreschi del Beccafumi

PALAZZO CHIGI SARACINI (XIV sec.). Ha caratteristica facciata curva, aperta da due ordini di trifore accoglie ancora oggi una delle più importanti collezioni private d’arte italiana e internazionale. (Approfondimenti)

PALAZZO DEI DIAVOLI (1460). Opera di A. Federighi, deriva dal rimaneggiamento di un preesistente palazzo medievale di cui rimane una torre alta e cilindrica.

PALAZZO DEL CAPITANO DI GIUSTIZIA (XIII-XIV sec.). Costruzione con la parte inferiore in pietra con arcate e la parte superiore in mattoni con eleganti bifore.

PALAZZO DEL MAGNIFICO (1508). Eretto per Pandolfo Petrucci, detto il Magnifico, signore di Siena, da Domenico di Bartolomeo da Piacenza su disegno di G. Cozzarelli che ha eseguito anche le bellissime campanelle e i bracciali di bronzo della facciata.

PALAZZO PlCCOLOMINI (1469). Eretto in stile rinascimentale-fiorentino su disegno di E. Rossellino da P. P. Porcina. Vi ha sede l’archivio di Stato che ospita una raccolta di Tavolette di Biccherna, (centosette esemplari) tutte datate tra il 1258 e il 1659. Sono copertine di legno dei libri delle amministrazioni finanziarie della Biccherna e Gabella che furono dipinte da pittori di primissimo piano come Ambrogio Lorenzetti, Sano di Pietro, Francesco di Giorgio Martini e Domenico Beccafumi. Completano la raccolta documenti e codici miniati (Caleffo dell’Assunta di Niccolò di ser Sozzo) e alcuni dipinti del sec. XVII.

PALAZZO PUBBLICO (1298-1342). La facciata, curva. chiude la piazza del Campo; la parte centrale, merlata, è a tre piani e ha al centro un grande disco di rame dipinto da Battista di Nicolò da Padova (1425). A lato del palazzo si erge la Torre del Mangia, costruita da Minuccio e Francesco di Rinaldo per la parte della canna e da Agostino di Giovanni per la parte superiore. Sotto la torre, la Cappella di Piazza fu iniziata nel 1352 da Domenico di Agostino e terminata nel 1376 da Giovanni di Cecco; gli archi rinascimentali e la parte superiore furono aggiunti da A. Federighi nel 1463-68. All’interno del palazzo, in una sala a pianterreno, Madonna della Misericordia con S. Bernardino e S. Michele nell’ atto di dividere il mantello (1461) del Vecchietta. Al primo piano, nella Sala della Pace, Allegorie del Buongoverno e del Malgoverno famosissimi affreschi di A. Lorenzetti (1337-39), a carattere profano, capolavori nel genere, per la descrizione particolareggiata della vita quotidiana nel Medioevo; nella Sala del Mappamondo, S. Caterina da Siena (1461) del Vecchietta, la prima opera di S. Martini (1315) Maestà e, dello stesso autore, Ritratto a cavallo di Guidoriccio da Fogliano (1328).Questo grandissimo affresco è una rievocazione nostalgica del mondo dell’ antica Cavalleria. La figura del condottiero di Reggio Emilia, capitano al servizio dei Senesi e vincitore dei Pisani, che si reca all’ assedio di Montemassi, spicca vibrante di colori sullo sfondo di un paesaggio di turriti castelli e fortificazioni.
nella Sala di Balia o dei Priori, affreschi (1407) di Spinello Aretino e del figlio Parri. Domenico Beccafumi decora la volta con affreschi
@la sala di balia
Detta anche Sala dei Priori, che governarono per qualche anno la città sino al 1480. Divisa in due settori da una grande arcata, è interamente ricoperta di affreschi, opera di Spinello Aretino e di suo figlio Parri che vi lavorarono nel 1407, raffiguranti la storia di papa Alessandro III, senese. Nel grande affresco attorno alla porta è riprodotta la vittoria dei Veneziani a Punta Salvatore contro la flotta del Barbarossa. Nella cappella, affrescata da Taddeo di Bartolo (1402), un bellissimo cancello di ferro battuto del 1444 e un coro ligneo intarsiato del 1428. Nella loggia, lungo le pareti, sono sistemati i bassorilievi originali della Fonte Gaia, opera di J. Della Quercia, già in piazza del Campo, e una Madonna, affresco di A. Lorenzetti (1340).
Il Palazzo, residenza della Signoria e del podestà e oggi sede del Comune, è certamente il piu bello tra i palazzi gotici toscani e costituisce, insieme con la straordinaria Torre del Mangia che lo sovrasta, l’esempio piu tipico di quegli edifici in cui la storia intera di una città si compendia e si impone con le sue vicende storiche e umane: palazzo-simbolo per eccellenza. Fu costruito, in pietra e laterizi, tra il 1297 e il 1310. Aggiunte e modifiche gli furono poi apportate sino alla fine del XVII. Un cenno a parte merita la Torre, eretta tra il 1338 e il 1348. Giovanni di Duccio, detto il Mangia, che le ha dato il nome, era, all’inizio, l’uomo incaricato di salire a battervi le ore. Alla sua morte fu sostituito da un automa che ne ereditò, insieme con l’incarico, anche il nome e divenne, presso il popolo, una specie di portavoce della cronaca cittadina e dei suoi umori. Fu eliminato e mai piu sostituito alla fine del XVIII

@jacopo della quercia – la carità
Nella loggia del palazzo sono state messe, al riparo dalle intemperie, oltre ai bassorilievi, anche due statue che ornavano la Fonte Gaia, cosi chiamata in ricordo dei festeggiamenti che si svolsero con grande allegrezza quando fu inaugurata. Qui riprodotta, la figura della Carità, magnifica opera rinascimentale.

PALAZZO SALIMBENI (XIV sec.). Sul retro del palazzo si innalzano due caratteristici torrioni con merlature.

PALAZZO SANSEDONI (1216). Costruzione ampliata da Agostino di Giovanni nel 1339. Ha facciata curvilinea e torre a pianta rombica.

PALAZZO TOLOMEI (1205). Costruzione rifatta nel 1267, tranne forse il pianterreno, è il piu antico palazzo privato di Siena.

PIAZZA DEL CAMPO. Vi si affacciano i maggiori palazzi cittadini. Ha caratteristica forma a conchiglia con l’interno lastricato a mattoni rossi diviso in settori. Verso l’orlo della piazza è posta la Fonte Gaia, copia di T. Sarrocchi ( 1868) della fonte originale, opera di J. Della Quercia, smontata e posta al riparo nella loggia del palazzo Pubblico.
Posta al centro delle tre colline senesi, è semicircolare e concava, con pavimentazione di mattoni a spina di pesce, realizzata nel 1347. È suddivisa da strisce di pietra bianca in nove settori a ricordo del Governo dei Nove, i cui membri provenivano da famiglie del popolo e di mercanti, che diede prosperità al dominio senese, abbelli la città e restò in carica fino al 1355. In questa piazza, dove si affaccino il Palazzo Pubblico e la Torre, si svolge ancora oggi il famoso Palio, corsa di cavalli delle diverse contrade della città.

PINACOTECA NAZIONALE. Ha sede nel trecentesco Palazzo Buonsignori e raccoglie opere che documentano dello sviluppo della pittura senese dal XII al XVI; comprende perciò i capolavori dei suoi maggiori rappresentanti tranne S. Martini. Si notino: Incoronazione della Vergine (1471) di Francesco di Giorgio Martini; Piccola Maestà (1340), capolavoro di A. Lorenzetti, e Annunciazione (1344) dello stesso autore; Madonna col Bambino di P. Lorenzetti. Notevoli, inoltre, numerose opere del Beccafumi ( Trinità ) e dipinti dei Manieristi locali. (Approfondimenti)

RACCOLTA DELLA SEDE STORICA DEL MONTE DEI PASCHI Visitabile a richiesta, è esposta nei locali dell’ex chiesa di San Donato, che si trova inglobata nel Palazzo Salimbeni, (istituita nel 1642 incorporando il Monte Pio, fondato a sua volta nel 1472). Al 1481 risale la piú antica commissione di un dipinto da parte degli amministratori del Monte (Madonna della Misericordia di Benvenuto di Giovanni del Guasta), che ha dato inizio a una discreta tradizione di mecenatismo artistico; ma certo la collezione si è andata arricchendo soprattutto nel nostro secolo, mediante sistematici acquisti guidati da consulenze specialistiche, che hanno costituito un importante nucleo di capolavori, soprattutto senesi, di pittura e di scultura. Fra i pittori rappresentati, Crocifissione di P. Lorenzetti, il Sassetta, Giovanni di Paolo, S. Lucia di D. Beccafumi, Francesco Vanni, Rutilio Manetti, Maestro di Panzano, Cennino di A. Cennini.

S. AGOSTINO (1258). Interamente rinnovata nel 1755 da L. Vanvitelli. All’interno, opere del Perugino, di Matteo di Giovanni, di S. Martini e del Sodoma, Madonna con bambino scultura lignea attribuita a Giovanni di Turino

S. DOMENICO (1226). Costruzione gotico-cistercense terminata nel 1465. All’interno, Estasi e Svenimento di S. Caterina, capolavori del Sodoma (1526); ciborio di marmo con due Angeli porta – candelabri di Benedetto da Maiano (1475 ca.), una tavola di Matteo di Giovanni, Epifania (1479), di Francesco di Giorgio Martini Natività. Il campanile quadrato con merlature è del 1340.

S. FRANCESCO (1326). Costruzione iniziata su disegno di Agostino di Agnolo, fu terminata soltanto nel 1475, su disegno di Francesco di Giorgio Martini. All’interno, affreschi dei Lorenzetti (1331 ca.).

S. MARIA DEI SERVI (XII sec.). Costruzione rinnovata nel XIV e XV. Campanile romanico del XIII. All’interno, rinascimentale, transetto e abside gotici; nella navata destra, Madonna del Bordone (1261) di Coppo di Marcovaldo, di schema bizantino; nel transetto destro, Strage degli Innocenti, affresco di P. Lorenzetti, e Madonna del Popolo di L. Memmi (1317 ca.).

S. MARIA DELLA SCALA (1252). Costruzione rifatta nel 1466 da Guidoccio d’Andrea. All’interno, un prezioso organo intagliato su disegno di B. Peruzzi e un Cristo Risorto, statua di bronzo del Vecchietta.
ospedale. Varie sale affrescate (Beccafumi), nel XV, da vari artisti tra i quali Domenico di Bartolo e il Vecchietta, con scene sulla missione degli ospedali, che sono uniche nel genere; interessanti, anche, per i costumi e i fondi architettonici.

S.MARTINO. Natività di D. Beccafumi

S. MARIA DI PROVENZANO (1594). Opera di Flaminio del Turco in pietra bianca. All’interno, barocco, all’altare maggiore, Madonna di Provenzano, rilievo che faceva parte di una antica Pietà del XIII, proveniente dalle case di Provenzano Salvani, potente signore senese del XIII.

S. NICCOLO’ AL CARMINE. San Michele pala centinata da annoverare tra i capolavori di Domenico Beccafumi

S. SPIRITO (1498). Eretta su disegno del Peruzzi, conserva, all’interno, presepio in cotto, in parte dipinto, di A. Della Robbia (1504) e affreschi del Beccafumi.

SANTUARIO DI S. CATERINA (1464). Costruzione in stile rinascimentale sorta intorno all’abitazione di S. Caterina i cui ambienti furono trasformati in santuario. All’interno, opere del Riccio, di F. Vanni, R. Manetti e di altri, che illustrano la vita della Santa.