Archive for April 2014

Rimini

Rimini 

Città di antiche origini umbro-etrusche, fu importante nodo stradale romano posto al termine della Via Flaminia e all’inizio delle vie Emilia e Popilia. Conserva, nel centro storico, monumenti romani, medievali e rinascimentali.

ANFITEATRO ROMANO (I sec. d.C.). Della costruzione in laterizio, a pianta ellittica, restano pochi ruderi. E l’unico anfiteatro romano rimasto in Emilia-Romagna.

ARCO DI AUGUSTO (27 a.C.). Eretto in onore di Augusto che fece riattare la Via Flaminia fino all’ inizio della Via Emilia, servi, inserito nelle mura, come porta della città. Nel X fu coronato da merli. Fiancheggiato da colonne corinzie, ha, presso i capitelli, quattro medaglioni con scolpite le teste di divinità pagane e, sul timpano della fronte esterna, la meglio conservata, parte dell’ epigrafe dedicatoria.

rimini Arco di Augusto

CASTEL SIGISMONDO (XV sec.). Rocca eretta su disegno dello stesso Sigismondo Malatesta, pare con la consulenza del Brunelleschi. Demolito in parte nel XVII, fu smantellato ulteriormente nel secolo scorso e adibito a carcere. Rimane la parte centrale della rocca, con la torre d’ingresso e il portale ogivale di marmo.

Rimini Castel sigismondo

MUSEO CIVICO. Ha sede nel palazzo della Biblioteca Civica Gambalunga, riunisce una sezione archeologica e una raccolta di monete.

PALAZZO DELL’ ARENGO (XIII sec.). Edificio romanico-gotico, rimaneggiato e restaurato. Nel salone al primo piano ospita un affresco staccato dalla chiesa di S. Agostino, Giudizio Universale di anonimo riminese del XIV.

PALAZZO DEL PODESTÀ (XIV sec.). Costruzione coronata da merli, rimaneggiata nei secoli e ripristinata nel 1919-22.

PIAZZA CAVOUR. Lunga e stretta, ha, al centro, una fontana del XVI, composta con bassorilievi romani, e il Monumento di papa Paolo V (1613).

PINACOTECA COMUNALE. Ha sede presso la Biblioteca Civica Gambalunga e raccoglie alcune opere di grande valore, come Vocazione di S. Matteo e altre opere di G . Cagnacci, Pietà  di Giovanni Bellini; Gesù Nazareno di M. Palmezzano e Ultima Cena del Mastelletta.

Giuliano da Rimini

Giuliano da Rimini

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PONTE DI TIBERIO * (14-21 d.C.). È chiamato anche Ponte d’ Augusto in quanto la costruzione fu iniziata durante l’impero d’ Augusto. Tuttora in perfetta efficienza, il suo progetto è attribuito a Vitruvio.

ponte di tiberio

ponte di tiberio

S. AGOSTINO (XIII sec.). Chiesa gotica rimaneggiata nei secoli, conserva, dell’edificio originale, l’ abside e il campanile. All’ interno, barocco del XVIII, con stucchi su disegno di Ferdinando Bibiena e con affreschi di V. Bigari, soprattutto interessante il ciclo di affreschi* nell’ abside che sono la più valida testimonianza della pittura riminese del XIV. Nella lunetta alta sul fronte dell’ abside, Cristo in Trono tra Santi; sotto, Madonna in Trono col Bambino e, più sotto ancora, Gesù e la Maddalena. Sui lati, bellissimi episodi della vita di S. Giovanni Evangelista; si notino, nell’episodio Resurrezione di Drusiana, le figure di Dante, del Petrarca e di due membri della famiglia Malatesta. In una cappella sotto il campanile, altri affreschi della stessa epoca, molto deperiti, attribuiti a Giovanni da Rimini. Nel battistero, bella Crocifissione su tavola di scuola riminese del XIV.

S. GIULIANO (XVI sec.). Ricostruita sull’area di un’ antica abbazia benedettina preesistente, è importante per i due dipinti che ospita. All’altare maggiore, Martirio di S. Giuliano* di Paolo Veronese e, della sua scuola, due dipinti: S. Giorgio e S. Lorenzo Giustiniani; Episodi della vita di S. Giuliano*, stupendo polittico goticheggiante di Bitino da Faenza (1409).

S. FORTUNATO (XV sec.). Sorse come abbazia degli Olivetani. All’interno con bel soffitto a cassettoni dipinto a fogliami, pregevole tavola Epifania del Vasari (1547 ) che ritrasse se stesso nel personaggio col pappagallo

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S. FRANCESCO SAVERIO.( DEL SUFFRAGIO). All’interno due tele di G. Cagnacci.

SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE GRAZIE Posta sul colle di Covignano, la chiesa, a due navate, è formata da due edifici sacri riuniti, l’ uno del XII e l’ altro del XVI. La facciata è preceduta da portico del XVI. All’ interno, la navata sinistra ha una copertura a carena della fìne del XIV; all’ altare maggiore, Annunciazione, attribuita a O. Nelli da Gubbio, del XV; Crocifisso di scuola giottesca del XIV; Natività di G. Laurentini del XVII. Nell’ adiacente Museo missionario delle Grazie arredi sacri e dipinti con opere di Strozzi, Spagnoletto, G. M. Crespi

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TEMPIO MALATESTIANO** (1450). Il Tempio Malatestiano di Rimini è insieme il più importante monumento cittadino e una delle più alte espressioni dell’ arte rinascimentale. Fu fatto costruire da Sigismondo Malatesta che tra i tiranni del suo tempo è forse il più rappresentativo sia per la ferocia sia per la sua passione di umanista e mecenate, che volle trasformare la preesistente chiesa di S. Francesco in un mausoleo familiare per esaudire un voto, fatto durante la “guerra italica”, come risulta dalle iscrizioni poste nei fianchi del tempio. Nel 1450 Matteo de’ Pasti ebbe l’incarico della sistemazione interna e L. B. Alberti, quello degli esterni. Piero della Francesca e Agostino di Duccio arricchirono l’ opera con i loro capolavori. L’ opera, rimasta incompiuta, fu condotta a termine dai Francescani nel XVI e rimaneggiata nel XVIII. Gravemente danneggiata nell’ultima guerra. La parte inferiore, divisa in tre arcate tra le quattro semicolonne che reggono l’architrave su un alto basamento, si ispira evidentemente agli archi trionfali romani. Della parte superiore, rimasta incompiuta, si vedono i piedritti che avrebbero dovuto reggere un arco sovrastante il portale.
All’ interno la Cappella delle Reliquie, affresco** di Piero della Francesca raffigurante Sigismondo Malatesta in ginocchio davanti a S. Sigismondo; nella terza cappella destra, Tomba* di Isotta degli Atti, terza moglie di Sigismondo, probabile lavoro di Matteo de’ Pasti, e un Crocifisso** attribuito a Giotto. I raffinati rilievi di Agostino di Duccio sono una fantasia più pagana che cristiana che impregna gli stupendi numerosi bassorilievi eseguiti dall’artista e alcuni da suoi allievi, putti alati come angioletti, ma molto simili a piccoli cupidi, che giocano nell’acqua: nella quarta cappella destra, segni zodiacali e pianeti; nella quarta cappella sinistra, le Arti Liberali; nella terza cappella sinistra, sull’ altare, Crocifisso di legno intagliato del XVI. Nella prima cappella sinistra, Arca degli Antenati*, con l’ effige di Sigismondo e una scritta dedicatoria, opera di Agostino di Duccio.

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Reggio Emilia

Reggio Emilia

La forma esagonale irregolare dell’attuale circonvallazione corrisponde a quella delle mura cinquecentesche demolite nel Secolo scorso. Nel centro della città è ancora riconoscibile il reticolato viario romano circondato dalle irregolari viuzze medievali. La città conserva bei palazzi e chiese del XV e XVI.

DUOMO (IX sec.). Rifatto nel XIII, fu rimaneggiato nei secoli. La facciata, del XVI, opera di P. Spani, autore anche delle quattro statue di Santi nelle nicchie e di quelle di Adamo ed Eva giacenti sul timpano del portale centrale, è incompiuta nella parte superiore, dove si noti la fila di archetti interrotta dal finestrone centrale e tracce di affreschi del XIII. Sopra il coronamento, nel mezzo, sorge una torre ottagonale che ha, al centro, una nicchia con Madonna col Bambino e offerenti, bel gruppo di rame di E. Spani (1522). All’ interno della chiesa, nella terza cappella destra, Mausoleo di V. Malaguzzi, opera di E. Spani; nella cappella a destra del presbiterio, Sepolcro del vescovo Ugo Rangone, opera di P. Spani; ciborio di marmo rosso con statua bronzea del Redentore, opera di P. Spani terminata dopo la sua morte da allievi nel 1586; nella quarta cappella sinistra, Assunzione e Santi del Guercino e, presso il portale, la Tomba dell’ orologiaio Sforzani, opera di P. Spani. Nel Tesoro del Duomo, preziose pianete del XVI e XVII; busti d’ argento di Santi di E. Spani; una pace d’ argento del XVI eseguita su disegno di L. Orsi.

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GALLERIA CIVICA ANNA E LUIGI PARMEGGIANI. Collezione privata eterogenea che ha visto confluire a Reggio Emilia nel 1925, ad opera di Luigi Parmeggiani, tre collezioni ottocentesche: dipinti, mobili e tessuti dalla raccolta del pittore-collezionista-antiquario Ignacio Leon y Escosura, armi e oreficerie della bottega parigina Marcy, dipinti del pittore spoletino Cesare Detti. Ha sede nel Palazzo Parmeggiani, opera moderna in stile gotico-francese quattrocentesco, con portale spagnolo con influenze moresche, del XV, qui trasportato da Valencia. Nella galleria si notino: statue di arte francese del XV; Madonna col Bambino, statua di legno policromo, spagnola, del XIII; Mosè salvato dalle acque di Giambattista Tiepolo; Ritratto di gentiluomo di Palma il Vecchio; un trittico di I. Van Eyck; Cristo benedicente di El Greco; Coro di Monache di P. Berruguete; San Girolamo di G. Ribera; Ritratto dell’ Infante Baldassarre Carlo della scuola del Velazquez; armi lavorate databili dal XV al XVII; costumi francesi, spagnoli, italiani del XVI-XIX; smalti e avori; mobili italiani e francesi del XVII e XVIII; velluti, gioielli. Si noti anche la sezione di arte industriale antica, dedicata alla storia della tessitura della seta, della ceramica e di altre lavorazioni artigianali.

GALLERIA FONTANESI La Galleria Antonio Fontanesi comprende dipinti dal XIV secolo a oggi, disegni, stampe. Si tratta per lo più di materiali di interesse locale, in quanto riferiti ad artisti della città o che nella città hanno operato. La collezione ha origini novecentesche e si fonda anche su importanti depositi della Cassa di Risparmio e dell’ Ospedale cittadino. È collocata nella sede principale dei Musei Civici.

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MONUMENTO DEI CONCORDII (I sec. d.C.). Tomba romana del tempo dell’imperatore Claudio trovata nel territorio dell’antica Brixellum, presso Boretto, e ricostruita nei giardini pubblici. La fronte è fra due cippi sormontati da vasi; al centro ha una stele con scritta dedicatoria. Nella parte superiore, medaglioni con teste femminili e maschili, probabilmente ritratti dei Concordii, ricca famiglia di liberti, cui la tomba è dedicata.

MUSEI CIVICI. Hanno sede nell’ex Convento dei Minori Conventuali, e sono divisi in diverse sezioni. Vi sono raccolti, in varie sale, reperti romani, medievali, pavimenti a mosaico, suppellettili dalla necropoli di Goleto, tombe romane. Nel Gabinetto di numismatica, monete greche e romane, delle diverse zecche italiane e in particolare quelle coniate a Reggio. Nel Museo Spallanzani di Storia Naturale, collezioni di zoologia, mineralogia e botanica. Nel Museo del Risorgimento, documenti e cimeli del periodo che va dalla fine del XVIII ai nostri, giorni. Nella gliptoteca, marmi romani, medievali e rinascimentali. Nel Museo Chierici di Paletnologia, oggetti di scavo dal paleolitico all’età del bronzo, del ferro, etrusca, romana e medievale.

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MUSEO DIOCESANO. Ospitato all’ interno del palazzo vescovile

PALAZZO COMUNALE (XIV sec.). Edificio rimaneggiato, con facciata del XVIII. La Torre Comunale è del XV. All’ interno, la Sala del Tricolore dove, nel 1797, proclamata la repubblica Cispadana, venne scelta, a simbolo, la bandiera bianca rossa e verde, che divenne la bandiera nazionale.

PALAZZO DEL BANCO DI S. GEMINIANO E S. PROSPERO. La facciata, ornata di stemmi, ritratti e affreschi, è del XV.

PALAZZO DELLA CASSA DI RISPARMIO (XVI sec.). Costruzione attribuita a B. Spani, rifatta internamente all’inizio del nostro secolo. Ospita una buona raccolta di quadri.

S. AGOSTINO

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S. GEROLAMO (XVII sec.). Originale edificio su disegno di G. Vigarani. L’ interno è formato da tre chiese: quella inferiore, sotterranea, fatta a somiglianza del Santo Sepolcro, quella mediana, la Rotonda, e infine la superiore, cui si accede per tre scale parallele di cui la mediana è simile alla Scala Santa.

S. GIOVANNI EVANGELISTA (XVI sec.). Eretta su edificio preesistente, conserva all’interno interessanti opere di pittura, scultura e, nella volta, una bella prospettiva di T. Sandrini che raffigura L’ Apocalisse.

S. PROSPERO (X sec.). Costruzione rifatta nel XVI, con facciata del XVIII. Davanti alla chiesa, sei leoni di marmo rosso veronese, resti di protiri romanici. All’ interno, interessanti dipinti e affreschi di A. Tiarini e B. Campi, sculture di P. e B. Spani e ricco Tesoro. Il campanile, ottagonale, rimasto incompiuto, è del 1550.

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SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA GHIARA (inizio del XVII sec.) Fu eretta fra il 1596 e il 1610 allo scopo di ricoverare un’ immagine miracolosa de La Vergine adorante il Bambino, ispirata a un disegno di Lelio Orsi e collocata in origine (1573) sul muro esterno dell’Orto dei Padri Serviti. La costruzione, finanziata col contributo di tutta la cittadinanza si valse del progetto dell’ architetto ferrarese A. Balbo, mentre la direzione dei lavori fu affidata al reggiano Francesco Pacchioni, cui spetta anche il progetto definitivo della cupola alta e stretta innestata all’ incrocio dei bracci. Sull’ elegante facciata, il portale centrale è sormontato da un bassorilievo, Madonna della Ghiara, di Salvatore da Verona. L’ apparente semplicità dell’esterno, appena segnato dalle finestre serliane, da piatte paraste e da un largo marcapiano, cela uno schema planimetrico complesso che si presenta quadrangolare nella zona inferiore per l’ inserimento di quattro cappelle negli angoli formati dall’ incrocio delle navate, e nell’ alzato a croce greca. Il vasto e ben calibrato interno appare ricchissimo per la presenza di stucchi bianchi e dorati, modellati su schemi tardocinquecenteschi, e per gli affreschi volti a glorificare la Vergine che coprono l’ intera zona superiore e le volte delle quattro cappelle minori. L’ambiziosa impresa convocò a Reggio Emilia alcuni fra i piú importanti pittori emiliani del Seicento la cui attività provocò fondamentali innovazioni nella cultura locale, non solo nel campo delle arti. Piú che le pale d’altare, alcune delle quali prestigiose ( Cristo in Croce consolato dall’Angelo del Guercino (1624); S. Giorgio condotto al martirio e S. Caterina svenuta di L. Carracci; Annunciazione del Tiarini ), è il colorato e smagliante ciclo d’affreschi a costituire un prezioso unicum per l’area emiliana, in cui colloquiano con coerenza voci altrove assai diverse, come quelle dei bolognesi Spada (1614-1615, cui spetta anche l’ affrescatura della cupola in collaborazione col bresciano T. Sandrini), Tiarini (1619 e 1625-29), P. Desani (1642); del ferrarese C. Bonone (1622); del modenese C. Gavassetti (1629-30) e, infine, del reggiano, ma imbevuto di cultura veneta, L. Ferrari (1645-1648). Nel Tesoro, argenti e paramenti sacri, ostensori, reliquiari, calici, candelabri

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Reggio Emilia la Pala del Guercino Santuario della Ghiara

Guercino

 

 

 

 

Monticelli d’Ongina

Monticelli d'Ongina - Piacenza

CASTELLO (XV sec.). Costruzione a pianta rettangolare, cinta da fossato, con mura e passaggio di ronda coperto, torri angolari cilindriche e mastio a pianta quadrata posto a metà della facciata d’ingresso. All’interno, alcune sale con notevoli affreschi e graffiti attribuiti a B. Bembo

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COLLEGIATA. Interno ricco di opere d’arte con numerose tele del Malosso, affreschi dello Scaramuzzi, tavola di A. Melone Madonna col Bambino

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Modena

Nel centro è riconoscibile l’ impianto urbanistico romano con strade parallele che si immettono ad angolo retto nella Via Emilia, che oggi attraversa il centro della città. Nella parte occidentale sopravvivono le vie medievali, disposte a semicerchio. La cerchia attuale dei grandi viali ricalca il tracciato delle mura cinquecentesche, a forma pentagonale.

Approfondimenti

- La pittura a Modena

BIBLIOTECA ESTENSE. Una delle piu importanti d’Italia, sia per il numero dei volumi, sia per i manoscritti, autografi, incunaboli e codici miniati. Una mostra permanente espone i pezzi piu interessanti.

CIVICA BIBLIOTECA DI STORIA DELL ‘ ARTE LUIGI POLETTI. Collezione donata al Comune dall’architetto Poletti nel XIX. Comprende disegni,stampe, dipinti, oltre a rare e numerose edizioni d’arte e architettura che compongono la biblioteca vera e propria.

DUOMO (1100-84). Edificato a opera di Mastro Lanfranco e di Wiligelmo, fu continuato dai Maestri Campionesi. Il rosone della facciata è di Anselmo da Campione. Di Wiligelmo sono il portale centrale con le sculture e le quattro bellissime fasce a bassorilievo sopra i portali laterali e a lato del protiro. Gli altri portali sui fianchi, due sul destro e uno sul sinistro, tutti con protiro e pregevoli sculture, sono di allievi di Wiligelmo e dei Maestri Campionesi. Sul lato destro, dopo il secondo portale, un pulpito con i simboli degli Evangelisti, opera di Jacopo da Ferrara (1501) e un pannello con episodi della vita di S. Geminiano, firmato e datato da Agostino di Duccio (1442). Lungo la fiancata corrono un motivo di alte arcate e una galleria a loggette. Dietro l’abside, la torre della “Ghirlandina”, cosi chiamata per la ghirlanda di colonnine che ne circonda la parte superiore, opera di Arrigo da Campione del 1319. In una stanza, all’ interno della torre, è conservata la secchia, oggetto di una guerra tra Modenesi e Bolognesi nel 1325, cantata dal Tassoni nel poema burlesco “La secchia rapita”.
All’interno, basilicale, a metà della chiesa, pulpito di Arrigo da Campione (1322) con statuine di terracotta; all’ altare, nella seconda navata destra, affreschi del XV; in una nicchia, un Presepio di A. Begarelli (1527); a sinistra, grande ancona di terracotta del XV con statuine, attribuita a Michele da Firenze, nota come Altare delle Statuine; sullo stesso lato, S. Sebastiano e Santi e, in cielo, la Madonna tra Santi, tavola di D. Dossi (1522); un mirabile parapetto a rilievo, che chiude il presbiterio sopra gli archi di accesso alla cripta, opera di Anselmo da Campione e aiuti (1160-80 ca.) con scene della Passione tra le quali spicca un’ Ultima Cena; un secondo ambone, appoggiato al parapetto di cui sopra, opera dei Maestri Campionesi (1255 ca.). Nel presbiterio, altare su colonnine con ricchi capitelli, dei Maestri Campionesi; coro ligneo con tarsie (1465); polittico di Serafino de’ Serafìni, Incoronazione della Vergine e Santi. La posa della prima pietra avvenne, secondo un’iscrizione, nel 1099. Costruito sul luogo di una basilica del IV, eretta sulla tomba di S. Geminiano, è opera di Mastro Lanfranco che si avvalse della collaborazione di Wiligelmo per le sculture. I lavori furono proseguiti nel tempo dai Maestri Campionesi che vi lavorarono di padre in figlio fino all’inizio del XIV. Preso come prototipo per la costruzione di chiese e cattedrali di tutta la regione, è , in assoluto, tra le maggiori opere dell’architettura romanica. ( Approfondimenti)

La costruzione del Duomo, realizzata dall’ architetto lombardo Lanfranco, andò di pari passo con le opere dello scultore modenese Wiligelmo a essa destinate: si ebbe dunque, per la prima volta, una vera e propria fusione dell’ architettura con la scultura. Qui, un particolare dei rilievi interni degli stipiti della porta mediana rappresentanti intrecci di rami e animali e figure di profeti entro nicchie sovrapposte.

GALLERIA CAMPORI. Raccoglie notevoli opere, tra le quali Pianto di Ulisse di P. Batoni; La Carità e Ritratto di Giovanni VII Palphy di G. M. Crespi; S. Sebastiano curato da S. Irene di O. Riminaldi.

GALLERIA ESTENSE. Venne aperta al pubblico con regolare servizio di visita nel 1854 per opera del duca Francesco V, erede dell’antico patrimonio collezionistico del casato accumulato fino dagli anni gloriosi della signoria ferrarese. La quadreria riflette oggi solo in parte l’immagine di quella originaria di Francesco I e dei suoi successori. Per quanto diluita dai depauperamenti subiti (valga per tutti la sciagurata vendita del 1747 con la quale passarono all’Elettore di Sassonia 100 capolavori per 100000 zecchini d’oro), l’attuale Galleria comprende opere di altissimo interesse storico e artistico provenienti non solo dal nucleo storico ducale, ma da chiese e conventi del modenese e del reggiano, da eredità, lasciti e acquisizioni anche di recente data. La sede storica, un’intera ala del Palazzo Ducale oggi occupata dall’Accademia Militare, riservava al visitatore una ricchissima raccolta di quadri, disegni, medaglie, bronzi, marmi ed altri oggetti di curiosità ed erudiziene, frutto di decenni e decenni di commesse, eredità e rapine, queste ultime compiute a danno di chiese e monasteri dei territori circonvicini. Dal 1884 la Galleria ha trovato sistemazione nel Palazzo dei Musei, già grande Albergo dei Poveri, progettato dall’architetto Pietro Termanini per incarico di Francesco III e terminato nel 1771. Il Palazzo ospita altre istituzioni culturali e museografiche, tra le quali l’importantissimo Museo Lapidario disposto nel quadriportico. Dalla fine del 1800 le raccolte, ospitate all’ultimo piano dell’immobile, hanno subito diverse sistemazioni dettate da formule espositive diversificate. Da Adolfo Venturi, primo ordinatore della Galleria, a Serafino Ricci, a Roberto Salvini, a Rodolfo Pallucchini, fino ai conservatori più recenti, solo una parte dei materiali ha potuto essere esposta al pubblico: ancora oggi, dopo la trasformazione ambientale degli anni Settanta, interi nuclei non sono infatti visibili per ragioni di spazio. Attualmente la Galleria, riqualificata razionalmente e munita di tutte le strumentazioni e gli impianti idonei alla migliore conservazione delle opere, comprende venti sale espositive dedicate alla pittura, alla scultura, all’arredo estense e alle collezioni specifiche quali i bronzetti, le maioliche, gli avori, gli strumenti musicali.

La collezione è tuttora ricchissima di opere italiane e straniere, ma, soprattutto, interessante per quelle di arte emiliana e veneta. Si notino Minerva Etrusca, bronzo del VI-V a.C.; Pietà di B. Bonascia, pittore modenese del XV; Incoronazione della Vergine di Angelo e Bartolomeo degli Erri del XV; S. Antonio da Padova di C. Tura; Polittico di El Greco, Madonna e Santi di D. Dossi; affreschi staccati dalla Rocca di Scandiano, opera (1540) di N. Dell’Abbate; Martirio di S. Caterina, del XVI, di L. Orsi; Madonna Campori del Correggio; Deposizione nel sepolcro di Cima da Conegliano; quattordici ottagoni con scene dalle metamorfosi di Ovidio di J. Tintoretto; portelle d’organo con quattro figure di Santi del Veronese; Gesu crocifisso del Reni; Santi di J. Bassano; del Guercino Venere, Cupido e Marte ; l’ Isola di S. Giorgio di F. Guardi; Ritratto di Francesco I del Velazquez. ( L’opera è stata rubata )

Capolavoro di penetrazione psicologica, questo splendido ritratto del duca Francesco I, nel suo costume abituale di uomo d’ armi. L’ artista spagnolo esegui l’opera durante un suo soggiorno in Emilia dove si era recato per vedere le opere del Correggio.

MUSEO CIVICO. Ha trovato sistemazione nel Palazzo dei Musei. Raccoglie materiale molto eterogeneo, ma di vivo interesse, come quadri di autori vari; piccole ancone di scuola bizantina e bolognese; statuette di legno e gruppi di terracotta; strumenti musicali; ceramiche di Sassuolo, Scandiano, Faenza e Modena; armi, medaglie; reperti provenienti dalle terremare (zone abitate dalle civiltà del bronzo) modenesi; una raccolta di materiale etnografico.

MUSEO DEL RISORGIMENTO. Riunisce cimeli e documenti della storia cittadina dall’epoca napoleonica alla Guerra di Liberazione.

MUSEO ESTENSE. Raccoglie particolari collezioni, di cui si notino: Francesco I d’Este, marmo di G. L. Bernini; Testa di vecchio, terracotta di G. Mazzoni; Immacolata e altre terrecotte di A. Begarelli; Il pensieroso e Cristo portacroce del Sansovino; medaglie del Pisanello, di Matteo de’ Pasti, dello Sperandio; monete dal periodo romano a quello della zecca estense; bronzetti, di cui alcuni bellissimi, del Giambologna, del Briosco, di Bertoldo di Giovanni, dell’Antico.

MUSEO LAPIDARIO. Raccoglie materiale proveniente dalla zona di Modena, di origine romana, medievale e posteriore, sarcofaghi, cippi, stele funerarie, parti di monumenti.

PALAZZO COMUNALE (XII sec.). Costruzione rifatta nel XVII-XVIII, con la Torre dell’Orologio. Nella Sala dei Conservatori, affreschi di N. Dell’ Abbate e, nella Sala del Consiglio, dipinti di E. Dell’ Abbate e B. Schedoni.

PALAZZO DEI MUSEI (XVIII sec.). Eretto come Arsenale, poi destinato ad Albergo dei Poveri, ospita oggi tutte le is!ituzioni modenesi artistiche e letterarie, dalla biblioteca ai vari musei d’arte.

PALAZZO DUCALE (1634). Iniziato da B. Avanzini, fu, in seguito, rimaneggiato. E oggi sede dell’ Accademia Militare. Ospita una biblioteca specializzata e un Museo Storico dell’ Accademia. L ‘imponente edificio, uno fra i piu vasti d’ Italia, costruito per volere di Francesco I d’ Este, fu iniziato nel 1634 da B. Avanzini. Piu volte rimaneggiato negli anni da diversi architetti, fu compiuto nel XIX sotto Francesco IV. Il cortile d’onore del palazzo mostra uno splendido equilibrio di forme geometriche.

S. AGOSTINO (XIV sec.). Costruzione trasformata nella seconda metà del XVII. All’interno, barocco, un affresco staccato di Tommaso da Modena, Madonna col Bambino e Deposizione dalla Croce, gruppo di stucco di A. Begarelli.

S. BARTOLOMEO (XVII sec.). Eretta dai Gesuiti, ha facciata barocca del XVIII. All’interno, varie opere tra cui Predica di S. Francesco Saverio di Francesco del Cairo, Deposizione di A. Pomarancio e una tela di C. M. Crespi.

S. BIAGIO (XIV sec.). Chiesa rifatta nel XVIII, ha un interno interessante con un bel pulpito del 1481; nella cupola, nel catino dell’ abside e nella calotta, affreschi di M. Preti (1650 ca.). A lato della chiesa, chiostro del 1543, con portico ad archi su colonne in cotto.

S. DOMENICO (inizio del XVIII sec.). Costruita da C. A. Torri, ha, all’ interno, interessanti dipinti di Giambettino Cignaroli, F. Vellani, A. Consetti, I. Stern e un gruppo di terracotta di A. Begarelli, La Maddalena ai piedi di Gesu.

S. FRANCESCO (XIII sec.). Costruzione gotica, ospita una Deposizione dalla Croce, gruppo di terracotta, opera di A. Begarelli del XVI.

S. GIOVANNI. Pietà del Mazzone

S. PIETRO (1476). Elegante chiesa rinascimentale, ospita buone opere: Predica di Gesù alla folla del Romanino (1557) Annunciazione di E. Dell’ Abbate; una Pietà di terracotta di A. Begarelli; coro con tarsie di G. B. Testi (1542) e banchi intagliati e intarsiati con effetti prospettici da Francesco da Cremona (1548); sei statue di stucco del Begarelli e S. Maria Maddalena dello Scarsellino.

S. VINCENZO (XVIII sec.). All’ interno sono seppelliti molti dei duchi di Modena e loro parenti. Sull’ altare maggiore, numerose statue di T. Luraghi del XVII, una Deposizione dalla Croce di M. Rosselli (1629) e, in sacrestia, due affreschi staccati di Tommaso da Modena.

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Imola

Imola Bologna

BIBLIOTECA. Raccoglie incunaboli, codici di pergamena, una Divina Commedia del XV. Sono annessi alla biblioteca l’ Archivio Storico Comunale e l’ Archivio Notarile, il più antico della Romagna.

CATTEDRALE (XIII sec.). Ricostruita nel XVIII, la facciata è del XIX. All’interno, neoclassico a navate con presbiterio soprelevato, un Crocifisso ligneo del XV; fonte battesimale di scuola toscana del XVI; vari reliquiari, uno dei quali del 1387. Nel Tesoro, antifonari miniati e altri preziosi oggetti. Il campanile è del Quattrocento.

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CHIESA DELL’OSSERVANZA (XV sec.). E preceduta da un porticato sotto il quale sono alcune tombe. All’interno, fronte della tribuna di Giulio II del XVI; antico Crocifisso ligneo; Madonna pacificatrice, affresco di Antonio da Imola (1473). Accanto alla chiesa, un chiostro del XV con una cappella che ha un bel dipinto di Antonio da Imola, Madonna con Bambino tra Angeli.imola chiesa dell'osservanza antonio da imola

MUSEO DIOCESANO DI ARTE SACRA. Ha sede nel Palazzo Vescovile e raccoglie alcune cose notevoli: un sarcofago bizantino; sculture romaniche; Madonna col Bambino e Santi del Palmezzano; Madonna col Bambino e committente, attribuita a Lorenzo Veneziano; una bella carrozza di gala del cardinal Chiaramonti, poi papa Pio VII che fu vescovo della città.

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MUSEO DI SCIENZE. Insieme con una sezione preistorica di materiale scavato in stazioni emiliane che comprende oggetti etruschi, villanoviani, romani, bronzi e mosaici pavimentali, vi sono collezioni di ceramiche imolesi e faentine, di monete, di minerali e fossili, di coleotteri e un erbario.

PALAZZO CALDERINI (1480). Eretto su disegno di Giorgio Fiorentino, ha la facciata a bugnato decrescente dal basso all’alto sull’esempio dei palazzi toscani.

PALAZZO COMUNALE (XIII sec.). Rifatto nel XVIII, conserva scarse tracce dell’edificio primitivo. Belle sale del XVIII con affreschi, arredi, ritratti.

PALAZZO SERSANTI (1482). Eretto da Giorgio Fiorentino, con porticato e finestre ornate di belle decorazioni in cotto.

PINACOTECA. Raccoglie alcune buone opere fra cui un’ Ascensione del Garofalo, una Madonna col Bambino e Santi di Innocenzo da Imola e Studi di teste di L. Carracci.

Lavinia Fontana

Lavinia Fontana

ROCCA (XIII sec.). Costruzione ingrandita nel XIV e XV, è a pianta quadrilatera con quattro torrioni angolari. Restaurata, dopo essere stata a lungo usata come prigione, ospita ora una raccolta di armi antiche, dal XV al XVII, comprendente spingarde, falconi, fucili a miccia, eccetera.

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S. AGOSTINO (fine del XIII sec.). Costruzione rifatta nel XVIII, ha, all’interno, numerose statue di stucco, opera di A. Piò del XVIII.

S. DOMENICO (XIV sec.). Chiesa rifatta nel XVIII, conserva, della costruzione originale, il bel portale gotico in cotto, opera di Giacomo da Cereto (1340). All’interno, polittico di Giovanni da Riolo, Madonna col Bambino e Santi (1333); Martirio di S. Orsola di L. Carracci (1600). In un atrio accanto al presbiterio, bella lastra tombale di Colaccio Beccadelli, raffigurato a cavallo, opera di Bittino da Bologna, del XIV. Nell’antico monastero, presso la chiesa, due chiostri del XVI.

imola s. domenico l.carracci

SANTA MARIA DEI SERVI

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imola s. maria dei servi