Archive for March 2014

Asti

Asti 

Nell’abitato, restano alcune delle centoventi torri che vantava la città nel Medioevo.

BATTISTERO DI S. PIETRO, LA ROTONDA (XII sec.). Costruito probabilmente sui resti di un sacello romano. È tra i piu illustri monumenti romanici in Piemonte. Dal Battistero si passa nella chiesa di S. Pietro (1467) che ha tutto intorno un bel fregio in cotto alle finestre e, all’interno, un bassorilievo di marmo del XIV adattato ad altare, è il piu antico monumento astigiano. All’interno, un giro di otto colonne a capitelli cubici ( su uno di questi è stata scolpita, nel XIV, una piccola Madonna) regge un alto tamburo su cui poggia la cupola ottagonale. Al centro, fonte battesimale cinquecentesco.

CATTEDRALE (XIV sec.). Costruzione gotica in cotto eretta su resti di due chiese precedenti, rispettivamente dell’VIII e XI. La facciata è del 1450. La parte dell’abside è stata rimaneggiata nella seconda metà del XVIII. Sul fianco destro, il più notevole, sopra la statua dell’ Assunta, si trova la testa chiamata Madonna Troyana a ricordo dell’apporto dato dalla locale famiglia Troya alla costruzione del protiro. L ‘interno è appesantito da decorazioni e affreschi del XVIII; Madonna in trono e Santi di Gandolfino. A destra della chiesa, il campanile romanico del 1266 è stato ridotto alle misure attuali nel XVIII. Sulla sinistra, ruderi di un chiostro del XV.

Gandolfino

Gandolfino

 

asti cattedrale Gandolfino

PALAZZO ALFIERI (XIII sec.). Trasformato da B. Alfieri nel XVIII. Vi nacque Vittorio Alfieri; oggi ospita la Biblioteca Civica e un Centro di Studi Alfieriani con un piccolo museo. Molti ambienti, come la camera da letto dello scrittore, sono rimasti intatti, gelosamente conservati a fermare nel tempo il ricordo

PALAZZO DI BELLINO. Rinnovato nel XVIII da B. Alfieri, è sede della Pinacoteca Civica ( pittura dell’800 e magnifici stalli intagliati del 1477) e del Museo del Risorgimento.

S. MARIA NUOVA. All’interno Madonna in trono con bambino e santi, Natività di Gandolfino da Roreto

Pietro da Bagnara

Pietro da Bagnara

S. SECONDO (XIII-XV sec.). Edificio romanico-gotico con facciata in cotto. La parte absidale è stata molto manomessa; sotto l’altare maggiore, la cripta, che risale al VI-VII, in cui è conservato il corpo di S. Secondo, patrono della città. Polittico di Gandolfino da Roreto Coro ligneo e leggio barocchi.

 asti s. secondo gandolfino da roreto

Alessandria

Alessandria

Deriva il suo nome dal papa Alessandro III, capo della Lega Lombarda. Fu piazzaforte di grande importanza strategica e mostra ancora nella pianta il tracciato dell’antica cinta di mura.

CATTEDRALE (1810). Fu rinnovata tra il 1874 e il 1879. A sinistra, sulla facciata neoclassica, è stata inserita una scultura romanica che si vuole sia il ritratto dell’alessandrino Gagliaudo che, con la sua astuzia, avrebbe liberato la città dall’assedio del Barbarossa e del Marchese del Monferrato nel 1175.

CITTADELLA

alessandria cittadella

MUSEO E PINACOTECA. Nel museo, raccolte di cimeli locali, raccolte archeologiche e una sezione napoleonica; nella pinacoteca, pitture dal XV fino ai nostri giorni.

PALAZZO GHILINI (1733). Eretto da Benedetto Alfieri in forme barocche, con sobria facciata e ricco atrio d’ingresso. Oggi è sede della Prefettura.

PALAZZO MUNICIPALE (1775-1820). Costruzione a portici su progetto di C. Caselli; nel 1826 la facciata fu modificata da F. Bonsignore, che aggiunse il frontone con l’orologio e la campana sormontata da un piccolo gallo. I tre quadranti, indicanti le ore, i giorni e le fasi lunari, provengono dall’orologio della torre campanaria della Cattedrale, demolita nel 1805, e la banderuola di rame dorato a forma di gallo che, secondo la tradizione, fu tolta a Casale nel 1719 .

S. MARIA DEL CARMINE (XIV sec.). Costruzione gotica, fu trasformata, in periodo napoleonico, in tempio massonico, indi parzialmente restaurata.

alessandria Chiesa del Carmine

S. MARIA DI CASTELLO (XIV-XV sec.). È la più antica chiesa della città. Molto rimaneggiata, ha un bel portale rinascimentale.alessandria s.maria del castello

 

Acqui Terme

Acqui Terme Alessandria

ACQUEDOTTO. Posto sulla destra della Bormida. Quattro archi completi e due pilastri isolati sono i resti dell’ acquedotto romano di epoca augustea, lungo 14 km, costruito per convogliare le fresche acque del torrente Erro a temperare quelle termali. Le terme, utilizzate dai Romani fin dal 163 a.C., furono distrutte durante le invasioni barbariche e riattivate nel X.

acqui terme acquedotto romano

BOLLENTE. Edicola ottagonale di linee classicheggianti, ottocentesca opera del Ceruti, diventata simbolo della città, sotto la quale sgorgano 560 lt. d’acqua al minuto, a una temperatura che si aggira sui 75° C.

La bollente

La bollente

CASTELLO DEI PALEOLOGI (XI sec.). Distrutto e ricostruito nel XVII, restaurato nel secolo scorso, ospita un piccolo Museo Archeologico.

DUOMO (1067). Conserva, della costruzione romanica originale, le absidi, il transetto e la base del campanile, che è stato completato nel XIII. Sulla facciata, notevole portale di marmo (1481); all’interno, a cinque navate, rilievi rinascimentali ornano il pulpito e l’altare maggiore impreziosito da un trittico di B. Bermejo Vergine di Montserat; i confessionali intagliati sono barocchi. Sotto il presbiterio, l’ampia cripta con numerosissime colonnine. A fianco del Duomo, il Chiostro della Canonica, del XIV, con resti romanici.

Acqui Terme Cattedrale di S. Maria Assunta
acqui terme cattedrale B. Bermejo Retablo della vergine di Montserrat

Bartolomeo Bermejo

 

S. PIETRO (989-1018). Antica Cattedrale. Molto rimaneggiata nei secoli, solamente l’abside appartiene alla costruzione originale

Acqui Terme Chiesa San Pietro

Urbino

Urbino

Centro posto sulla cima di un colle, ancora chiuso nella cinta delle mura cinquecentesche, ha conservato, nelle strade e nei palazzi, il carattere ambientale e urbanistico dell’epoca.

CASA DI RAFFAELLO (XV sec.). Vi ha sede l’ Accademia Raffaello che si propone di incrementare gli studi sul grande pittore e ospita, oltre a opere di artisti locali, un affresco attribuito a Raffaello che piu probabilmente è opera del padre, il pittore Giovanni Santi, e uno schizzo a penna, Mosè salvato dalle acque, opera autentica del maestro.

DUOMO. Eretto da Francesco di Giorgio Martini per volere di Federico da Montefeltro, crollò quasi interamente durante il terremoto del 1789 e fu ricostruito dal Valadier. È di gusto neoclassico, con facciata di C. Morigia e alta cupola. All’interno, Ultima Cena, Martirio di S. Sebastiano, del Barocci; Assunta di C. Maratta; L’imperatore Eraclio che porta la croce di Palma il Giovane; Cristo morto e Madonna, marmo di G. Bandini.

urbino duomo barocci ultima cena

GALLERIA NAZIONALE DELLE MARCHE. L’importante raccolta ha origine nel 1861, quando le opere risultanti dalla soppressione degli enti religiosi vennero destinate alla formazione di un museo di interesse regionale, annesso alla Scuola di belle arti collegata all’Università. La consistenza delle collezioni andò progressivamente ampliandosi, fino al momento della creazione della galleria vera e propria, con sede presso il Palazzo Ducale, nel 1912. Un primo riordino delle raccolte ebbe luogo nel 1918, quando venne aumentato notevolmente il numero delle sale del palazzo destinate all’esposizione. Nel corso dei decenni la galleria ha proseguito nella sua politica di acquisizioni come ad esempio, negli anni ’80, quella di un importante nucleo di opere della collezione Cini.
È ricchissima di opere, fra cui si notino: Ritratto di gentildonna, noto come La muta di Raffaello; di Piero della Francesca Madonna di Senigallia, Citta ideale; Sacra Conversazione di Giovanni Bellini; Resurrezione e Ultima Cena del Tiziano; Profanazione dell’ostia, predella su tavola, divisa in sei episodi, di Paolo Uccello; Pentecoste e Crocifissione, sui due lati di uno stendardo, di L. Signorelli; Madonna col Bambino e S. Francesca Romana di O. Gentileschi. Affreschi del XII provenienti dalla chiesa di S.Biagio in Caprile a Campodonico (Fabriano)

Urbino Galleria Nazionale delle Marche  arcangelo di cola

urbino Galleria Nazionale delle Marche Piero della Francesca

flagellazione – piero della francesca Quest’opera giovanile dell’artista (1445-50) fu eseguita prima della progettazione del nuovo palazzo e fu dipinta per ricordare la morte prematura di un figlio del Duca, le cui sembianze sono riprodotte nella figura centrale del giovane biondo in primo piano. La sublime armonia architettonica di questo quadro esercitò un notevole influsso sui numerosi artisti che, negli anni successivi, operarono a Urbino per la realizzazione del Palazzo Ducale. 

urbino galleria nazionale piero della francesca madonna col bambino

Piero della Francesca

Federico Barocci

Federico Barocci

MUSEO DIOCESANO. Attiguo al Duomo, raccoglie tele di pittori locali; affreschi staccati dalla chiesa di S. Domenico; interessante candelabro pasquale bronzeo di Francesco di Giorgio Martini; leggio bronzeo di arte inglese del XIII e il Tesoro del Duomo, ricco di suppellettili sacre e di corali miniati.

Antonio Alberti

Antonio Alberti

ORATORIO DI S. GIOVANNI BATTISTA (XIVsec.). Magnifica aula ornata di un importante ciclo di affreschi (1416), capolavoro di J. e L. Salimbeni: sulla parete di fondo, grandiosa e affollata Crocifissione; sulla parete destra, Storie della vita di S. Giovanni e le altre pitture sulla parete sinistra sono di autore piu tardo.

urbino oratorio di s. giovanni salimbeni crocifissione

ORATORIO DI S. GIUSEPPE. Costruzione barocca, conserva, all’interno, un interessante Presepio di stucco di F. Brandani.

PALAZZO DUCALE ( video ) (1418-72). Magnifica dimora rinascimentale, eretta da L. Laurana per Federico da Montefeltro duca di spirito umanistico. Fu L. Laurana a impostarne il disegno di base, con lo splendido cortile al centro e la fiabesca facciata con i torricini che conferiscono un particolarissimo aspetto , insolito alle architetture italiane.Vi lavorarono poi anche Francesco di Giorgio Martini e G. Genga. Sul fronte verso la piazza, fanno spicco alcuni magnifici portali rinascimentali. Quando, nel 1626, la città passò alla Chiesa, il palazzo fu spogliato dei suoi tesori. Restaurato a partire dalla seconda metà del XVIII e piu intensamente nei primi decenni di questo secolo, si presenta, oggi, in tutta la sua imponente e suggestiva bellezza. All’interno si notino: cortile d’onore, porticato, opera di mirabile armonia per le perfette proporzioni; scalone monumentale, decorato dal Barocci; magnifiche sale con caminetti e porte adorne di tarsie marmoree e arazzi di Bruxelles; Cappella del Perdono, interamente rivestita di marmi policromi; Tempietto delle Muse e Studiolo del Duca. Nelle numerosissime sale è ospitata la Galleria Nazionale delle Marche.

S. DOMENICO (XIV sec.). Chiesa gotica, trasformata nel XVIII, con bellissimo portale rinascimentale di pietra, opera di Maso di Bartolomeo (1450 ca.), nella lunetta, copia della magnifica Madonna con Bambino di L. Della Robbia, visibile nella Galleria Nazionale.

Urbino S. Domenico

Urbino s. domenico int

S. FRANCESCO (1350). Costruzione rifatta nel XVIII, conserva il portico della facciata e il campanile originali. All’interno della chiesa sono sepolti i genitori di Raffaello, il Barocci e Timoteo Viti, artisti locali. All’altare Il perdono di Assisi di F. Barocci, Crocifisso ligneo XV

urbino s. francesco barocci

.urbino s. francesco crocifisso

Dintorni

S. BERNARDINO DEGLI ZOCCOLANTI (fine del XV sec.). Eretta da Francesco di Giorgio Martini, conserva, all’interno, nell’abside rettangolare, le tombe di Federico e Guidobaldo da Montefeltro.

urbino s. bernardino


Pesaro

Pesaro

Città di origine romana, ha conservato tracce dell’antico schema urbanistico, benché nel XVI F. M. della Rovere, duca di Urbino, abbia fatto costruire una nuova cinta di mura a pianta pentagonale.

CASA DI GIOACCHINO ROSSINI. Modesto edificio dove nacque nel 1792 il grande musicista.

CONSERVATORIO ROSSINI. Fondato per volere del musicista, raccoglie suoi cimeli e ricordi.

Ex CHIESA DI S. DOMENICO (1291).Costruita intorno al 1290 dai Padri Domenicani. Rimaneggiata nel XIV la facciata romanica con il bel portale di marmo, gotico-malatestiano  con statue sui fianchi e nella lunetta, attribuito ai Dalle Masegne (1395).

pesaro s. domenico

MUSEO DELLE CERAMICHE. È uno dei piu importanti d’ Italia e raccoglie esemplari delle fabbriche sia del Rinascimento, sia di epoca barocca, che illustrano l’ evoluzione delle diverse tecniche di realizzazione Ha sede nel Palazzo Toschi-Mosca, raccoglie bellissimi esemplari delle fornaci di Pesaro, Castel Durante, Deruta, Urbino. Si notino la Madonna col Bambino, attribuita a Mino da Fiesole, la Testa di Battista Sforza di F. Laurana e le numerose opere del Pellipario Il nucleo piú antico dei Musei Civici è costituito dalla raccolta di maioliche rinascimentali di Domenico Mazza, acquisita nel 1857. La raccolta consta di circa 300 pezzi, nella maggior parte prodotti delle botteghe «metaurensi» (Pesaro, Urbino, Casteldurante), che nel corso del sec. XVI artefici come Girolamo Lanfranco, Orazio Fontana, Alfonso Patanazzi, Francesco Xanto Avelli portarono a un grado di qualità altissima. La coll. Ugolini, in seguito acquisita, documenta la produzione ceramica pesarese dei secoli XVIII e XIX.

MUSEO OLIVERIANO. Ha sede nel secentesco Palazzo Almerici e raccoglie numerosi reperti, particolarmente quelli provenienti da scavi della necropoli di Novilara : bellissimi bronzetti, testine fittili, urne, sculture, cippi votivi e un’interessantissima collezione di monete. Nella stessa sede, la Biblioteca, una delle più importanti delle Marche.

Pesaro Museo Oliveriano reperto piceno Signore_degli_Animali

PALAZZO DUCALE (XV sec.). Restaurato nel secolo successivo da G. e B. Genga. Le finestre rettangolari al primo piano sarebbero state disegnate da D. Rosselli. Elegante cortile d’onore e bei saloni all’interno.

pesaro palazzo ducale

PINACOTECA. Ha sede dal 1936 nel Palazzo Toschi Mosca: la sistemazione museografica, tuttora di grande interesse, fu curata da Guglielmo Pacchioni.
Il museo possiede una ingente raccolta di dipinti, la maggior parte dei quali sono pervenuti nelle collezioni comunali con la soppressione delle Corporazioni religiose e con l’eredità di Gioacchino Rossini. Fa parte di questo lascito un importante gruppo di opere di cultura bolognese ed emiliana (provengono infatti dalla coll. Hercolani di Bologna), che vanno dal Trecento (uno stendardo di Simone de’ Crocefissi e una piccola tavola attribuita a Vitale da Bologna) al Seicento (La caduta dei Giganti di Guido Reni). La cultura artistica della città è documentata da numerose opere, per la maggior parte di provenienza ecclesiastica, che segnalano anche il complesso intreccio di influenze che, soprattutto nel sec. XV e XVI, caratterizzò la città adriatica. Particolarmente vivo il rapporto con Venezia, messo in luce dai dipinti di Paolo Veneziano, Jacobello del Fiore, Marco Zoppo Cristo nel sarcofago, il Battista decollato la cui attribuzione è incerta tra il Giambellino e Marco Zoppo, il Polittico della beata Michelina, Crocifissione, di Giovanni Bellini. Spicca su tutti l’Incoronazione della Vergine di Giovanni Bellini, monumentale pala eseguita  per la chiesa di San Francesco, un’opera «capitale» nella storia dell’arte italiana. Le tele di Simone Cantarini e di Gian Andrea Lazzarini, artista ed erudito, presente con un cospicuo nucleo di opere, testimoniano l’evoluzione della storia pittorica della città fino alle soglie dell’Ottocento

PESARO musei

Giovanni Bellini

Giovanni Bellini Incoronazione della Vergine

Pala di Pesaro
La grande pala fu dipinta tra il 1471 e il 1474 durante un soggiorno dell’ artista nelle Marche, dove sua madre era nata. Comprende la grande tavola centrale con “l’ Incoronazione della Vergine” racchiusa in una cornice prospettica, disegnata dall’ artista stesso, che ne dipinse i pilastri con otto immagini di Santi e la predella con storie relative ai Santi del dipinto centrale. Un omaggio alla regione di cui era ospite è probabilmente la veduta, sullo sfondo, del Castello di Gradara. L’ opera segna il distacco del Bellini dalla pittura del Mantegna e rivela il suo nuovo interesse per quella di Piero della Francesca e dei maestri fiamminghi

PESARO Jacobello del Fiore, Polittico della Beata Michelina musei

Jacobello del Fiore

ROCCA COSTANZA (1474-79). Eretta da L. Laurana per Costanzo Sforza, è uno splendido esempio di architettura militare a pianta quadrata con torrioni cilindrici.

pesaro rocca costanza

S. AGOSTINO. La facciata è ornata di un bel portale gotico di pietra del 1413. All’interno, rifatto nel XVIII, interessanti gli stalli del coro, del XV -XVI, attribuiti ad A. Barili, con tarsie raffiguranti edifici e oggetti vari.

S. GIOVANNI BATTISTA (154:3). Iniziata da G. Genga, fu terminata dal figlio Bartolomeo. La facciata in cotto è rimasta incompiuta. All’interno, in una cappella a destra, bel Crocifisso ligneo di Innocenzo da Petralia (1636).

VILLA RUGGERI A testimoniare dei tempi in cui Pesaro fu, tra lo fine del secolo scorso e l’inizio di questo secolo, una delle prime stazioni balneari italiane, è rimasto sul lungomare questo villino, eretto nel 1902 da C. Brega in perfetto stile Liberty. Il committente O. Ruggeri pare abbia collaborato con l’ architetto per studiare l’ elaboratissima decorazione a stucchi, che, con moto ascendente, sembra sostenere il balcone e il tetto.

 Villa Ruggeri

Villa Ruggeri

. Dintorni

CANDELARA S. Stefano tela di Claudio Ridolfi

pesaro candelara s. stefano c. ridolfi

S. DECENZIO. È la chiesa del cimitero urbano. Conserva, della primitiva costruzione basilicale, la cripta con un affresco. Tutto il resto appartiene al rifacimento nel XVIII di G. A. Lazzarini.

VILLA MIRALFIORE (1559). È oltre le antiche mura della città. Fu ricostruita su edificio precedente da B. Genga. È circondata da un bel giardino all’italiana.

VILLA MOSCA CAPRILE (1640). Posta sul colle di S. Bartolo, è interessante per il giardino, con divertenti giochi d’acqua, a cui nel 1780 venne aggiunto un bosco.

VILLA IMPERIALE Posta sulle pendici del Colle San Bartolo, la Villa – così chiamata perché, secondo la tradizione, la prima pietra fu posta dall’imperatore Federico III nel 1468 – è costituita da due corpi di fabbrica. Al piú antico, residenza suburbana di Alessandro Sforza, fu collegato nel sec. XVI un edificio progettato da Girolamo Genga, il quale realizzò, con un linguaggio audacemente sperimentale, uno degli episodi piú emblematici dell’architettura manieristica. Allo stesso Genga viene riferita l’ideazione del ciclo pittorico che decora le sale del corpo quattrocentesco. In esse – sono otto – si articola un complesso programma iconografico (che attende ancora una completa interpretazione) volto ad esaltare le «virtù» di Francesco Maria Della Rovere, signore di Pesaro e Urbino dal 1512, alle cui gesta sono dedicati i «quadri riportati» dei soffitti. Ai temi storici si intrecciano citazioni mitologiche, astrologiche, araldiche, legate tutte all’esaltazione della casata, cui allude il costante richiamo dei rami di rovere. Le pitture furono realizzate tra il 1529 e il 1532 da un’equipe di pittori composta da Raffaellino del Colle, Dosso e Battista Dossi, Bronzino, Francesco Menzocchi, Camillo mantovano; è stata recentemente ipotizzata anche la partecipazione di Cristofano Gherardi. È ancora da analizzare appieno l’apporto delle singole personalità (pur individuate in alcune parti come i Dossi nella «sala delle cariatidi»), il cui linguaggio è reso comunque omogeneo nella unitaria progettazione di un sistema decorativo che intreccia, a vari livelli, la rappresentazione di architettura, natura, historia, in una problematica tipicamente manieristica. Il cantiere di Villa Imperiale, che costituisce uno dei piú importanti episodi della cultura manieristica nell’Italia centrale, segna l’irrompere del raffaellismo, della koinè raffaellesca delle tarde opere romane, nelle Marche, dove ebbe ampia diffusione.

pesaro villa imperiale  cortile ala roveresca